La scossa, il tentativo di salvataggio, l’addio a Magione: i gemelli Fierloni e la tragica fine in un capanno di caccia
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Redazione Interno
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La tragedia che ha spezzato le vite di Giacomo e Francesco Fierloni, i due ventiduenni trovati senza vita nelle campagne di Magione, trova nei rilievi tecnici del medico legale una ricostruzione che va oltre la semplice fatalità. L’incidente, costato la vita ai giovani mentre tentavano di recuperare un volatile da richiamo posato sui cavi dell’alta tensione, si trasforma in un dramma fatto di gesti disperati e di un legame familiare che ha sfidato la logica della sopravvivenza. L’analisi dei "marchi elettrici" sui corpi restituisce una sequenza precisa: Francesco fu il primo a essere investito dalla scarica, probabilmente mentre manovrava l’asta telescopica per allontanare il piccione; Giacomo, vedendolo in difficoltà, non esitò ad afferrarlo per strapparlo via, venendo a sua volta colpito da un arco voltaico da 20mila volt che non ha lasciato scampo.
Un volo fermo sui fili e una telefonata ignorata
La dinamica dell’incidente, avvenuto martedì sera in località La Goga, si inserisce in un contesto di routine venatoria trasformata in trappola mortale. I due ragazzi, usciti dal lavoro nell’azienda di termoidraulica di famiglia, avevano raggiunto il capanno per addestrare i piccioni in vista della stagione autunnale. Quando uno dei volatili si posò sui conduttori della media tensione, i gemelli utilizzarono l’asta in carbonio e alluminio – strumento comune per questi allenamenti – per cercare di farlo scendere. Il cugino, Luca, nel corso di quella stessa serata aveva cercato di metterli in guardia: "Se il piccione non viene via, lascialo stare", fu il consiglio rimasto inascoltato. Poco dopo, i cellulari dei due giovani smisero di rispondere, attivando le ricerche da parte della famiglia.
Il lutto cittadino e il silenzio delle serrande
La comunità del Trasimeno, dove tutti conoscevano i ragazzi per la loro indole operosa ("erano la nostra vita", hanno dichiarato i genitori) -8, si è stretta attorno ai parenti in un venerdì di dolore profondo. Le esequie, celebrate nella chiesa di San Giovanni Battista a Magione, hanno visto la partecipazione di un intero paese che ha abbassato le serrande in segno di rispetto, mentre il sindaco Massimo Lagetti proclamava il lutto cittadino per il giorno dell’ultimo saluto. Le manifestazioni di cordoglio non sono arrivate solo dal mondo venatorio e sportivo, ma anche dalle istituzioni: l’Atc1 ha espresso formalmente la propria vicinanza alla famiglia, cogliendo l’occasione per stigmatizzare alcuni commenti di scherno apparsi sui social network in merito alla tragedia.
Il nullaosta della procura e la verifica della dinamica
Sul piano giudiziario, la procura di Perugia (il pubblico ministero Annamaria Greco ha coordinato i primi accertamenti) ha concesso il nullaosta per la restituzione delle salme, evitando l’autopsia e basandosi sull’ispezione cadaverica disposta dal medico legale Anna Maria Verdelli. Le indagini affidate ai carabinieri di Città della Pieve – sotto la guida del capitano Riccardo Bevilacqua – hanno confermato la teoria del contatto accidentale con la linea elettrica, escludendo inizialmente altre ipotesi. La zona impervia, già teatro di un recupero complesso da parte dei vigili del fuoco e del 118, ha restituito i corpi dei due giovani in un abbraccio che la scienza forense ha tradotto in termini crudi: si erano aiutati fino all’ultimo secondo, in un tentativo di salvataggio che ha solo aggravato l’esito fatale di quella scossa.




