Trump alza il muro dei dazi: l’Italia rischia di pagare il prezzo più alto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Donald Trump ha deciso di innalzare al 30% i dazi su tutti i beni europei esportati negli Stati Uniti, una mossa che, a partire dal prossimo agosto, rischia di colpire duramente l’economia italiana. Nonostante le trattative condotte dall’Unione europea per attenuare l’impatto delle nuove tariffe, il presidente americano ha mantenuto ferma la sua posizione, confermando una linea protezionista che riecheggia le politiche commerciali aggressive degli anni ’80.

L’annuncio, formalizzato in una lettera inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, non lascia spazio a interpretazioni: l’Europa dovrà affrontare un aumento dei costi per l’accesso al mercato statunitense, con ripercussioni immediate su settori chiave del Made in Italy. Coldiretti stima che l’agroalimentare italiano potrebbe subire perdite fino a 2,3 miliardi di euro, un dato che riflette l’impatto già registrato durante il primo mandato di Trump, quando i dazi aggiuntivi provocarono un crollo a doppia cifra delle vendite di vino, formaggi e olio.

Ma non è solo il cibo a finire nel mirino. L’industria automobilistica, quella farmaceutica e persino i prodotti di largo consumo, come gli snack e i succhi di frutta, dovranno fare i conti con rincari che potrebbero tradursi in un doppio colpo per le famiglie italiane: da un lato, l’aumento dei prezzi dei beni importati; dall’altro, l’inevitabile pressione inflazionistica generata dalla contrazione delle esportazioni.

«È un colpo pesante, soprattutto per le piccole e medie imprese che dipendono dal mercato americano», ha commentato il presidente di Confapi Napoli, sottolineando la necessità di diversificare i mercati di riferimento. Intanto, però, le aziende italiane si preparano ad affrontare una fase di incertezza, mentre Bruxelles valuta possibili contromisure.

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