Inferno di fumo al grattacielo della zona Gad, duecentodiciotto sfollati nella notte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un’odore acre di bruciato, penetrante e improvviso, ha svegliato gli inquilini della torre B nel cuore della notte, poco prima delle due e trentacinque, quando il panico si è insinuato tra le mura del grande complesso residenziale nella zona Gad. Le prime persone ad accorgersi del pericolo, dopo aver intravisto il fumo che invadeva i piani bassi del vano scale, si sono attaccate ai citofoni per avvertire chiunque, premendo freneticamente i pulsanti nel disperato tentativo di lanciare l’allarme generale. “Via, via, uscite”, le urla che echeggiavano nei corridoi, mentre la nube scura e tossica, originata da un guasto a un contatore elettrico, si arrampicava con una velocità impressionante lungo tutto lo shaft dell’edificio, raggiungendo in pochi istanti anche gli appartamenti più alti e trasformando l’unica via di fuga in una trappola potenzialmente mortale.

La corsa verso la salvezza e il caos nel palazzo

La rapidità della propagazione, che non ha lasciato spazio a riflessioni, ha scatenato una corsa collettiva verso l’esterno, dove il freddo della notte ha accolto una folla sconvolta e seminvestita. Mentre le fiamme divoravano la centrale elettrica del piano terra, da cui tutto sarebbe partito, il caos regnava sovrano nei piani alti, con qualcuno che urlava chiedendo aiuto dalle finestre, intrappolato dalla densità del fumo. L’intervento dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine, tempestivo e massiccio, ha permesso di mettere in salvo oltre duecento persone, delle quali ventuno hanno purtroppo riportato intossicazioni di varia entità, costringendole a ricorrere a cure mediche per l’inalazione dei fumi tossici. È stato un risveglio da incubo per tutti, un abbandono forzato delle proprie case senza la possibilità di guardarsi indietro, un evento che ha lasciato dietro di sé, oltre al danno materiale, un senso di vulnerabilità profonda.

La macchina dei soccorsi e l’allestimento del Palapalestre

La risposta delle istituzioni e del volontariato, già nelle prime ore dell’alba, si è articolata in una task force di aiuti concreti, concentrandosi principalmente sul Palapalestre di via Tumiati, struttura pronta ad accogliere fino a ottanta persone. All’interno dell’impianto, brandine e coperte erano state disposte in modo ordinato sul campo da basket, mentre l’assessore alla Sicurezza Cristina Coletti coordinava gli sforzi per garantire agli sfollati tutto l’occorrente, dagli asciugamani agli spazzolini da denti. Sulla porta, volontari della protezione civile e dell’associazione carabinieri attendevano l’arrivo di chi aveva perso temporaneamente la propria casa, offrendo un primo punto di riferimento in una giornata sconvolta.

Il giorno dopo e le testimonianze degli inquilini

Alla luce del giorno, con il fumo ormai dissolto, la scena davanti al grattacielo ha assunto i contorni di un’apocalisse domestica. Gli inquilini, chi con un trolley recuperato in fretta e furia, frugavano tra i pochi effetti personali portati via, tentando un primo, sommario inventario della propria vita interrotta. Sotto una tenda erano state radunate le persone più fragili – famiglie con bambini piccoli, anziani e disabili – mentre altri si muovevano tra il gazebo allestito per la distribuzione dei pasti e il camion delle coperte. Tra di loro, un gruppo di operai egiziani, alloggiati nell’edificio con un contratto di affitto breve, rappresentavano una delle tante realtà abitative del condominio, accomunate dallo stesso trauma. Le loro voci, come quelle di tutti, descrivevano un’esperienza agghiacciante: il fumo che arrivava dappertutto, penetrando sotto le porte, rendendo l’aria irrespirabile e creando quell’atmosfera da fine del mondo che nessuno dimenticherà facilmente.

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