Grattacielo, per Fabbri non uno sgombero ma una “liberazione”
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Redazione Interno
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La coltre grigia di una mattina di febbraio ha inghiottito per sempre le voci, i rumori e la vita che pulsava tra le mura del Grattacielo di Ferrara. Con un’operazione coordinata iniziata alle prime luci dell’alba di giovedì 12 febbraio, le forze dell’ordine – un dispiegamento imponente di polizia, carabinieri e vigili del fuoco – hanno proceduto allo sgombero forzato dei residenti ancora presenti nelle Torri A e C, completando di fatto l’evacuazione di un complesso che fino a poche settimane fa ospitava circa cinquecento persone -4. L’area, immediatamente isolata e presidiata, con il vicino parco Coletta chiuso al pubblico, è diventata una zona franca, inaccessibile, mentre gli ultimi inquilini, quelli che fino all’ultimo avevano sperato in una proroga, impacchettavano la propria esistenza sotto la pioggia, tra culle, effetti personali e animali domestici -4.
La narrazione del sindaco e il “requisito venuto meno”
Il primo cittadino Alan Fabbri, in un intervento sui social prima e in dichiarazioni ufficiali poi, ha voluto dare una precisa connotazione politica e semantica all’operazione, definendola non già uno sgombero, bensì una “liberazione” -4. Una scelta lessicale forte che, a suo dire, trova fondamento nelle motivate esigenze di sicurezza. Secondo quanto ricostruito dallo stesso sindaco e confermato durante una riunione fiume in Prefettura, il fattore scatenante che ha rotto gli equilibri e imposto l’accelerata è stato il venir meno di un requisito fondamentale richiesto dai Vigili del Fuoco -5-7. Fino a quel momento, una sorta di tolleranza aveva permesso la permanenza, seppur precaria, degli abitanti, garantita dalla sorveglianza h24 dei locali tecnici e dei vani contatori. Un servizio di vigilanza, questo, pagato dal condominio per scongiurare il pericolo di incendi e che, terminati i fondi a disposizione dell’amministrazione condominiale, non è stato più possibile assicurare -7. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, preso atto dell’impossibilità di garantire l’incolumità delle persone, ha assunto all’unanimità la decisione di procedere -5.
Le voci di chi resta senza tetto e l’organizzazione dei soccorsi
Mentre il sindaco parlava di fine di uno stato di pericolo e ringraziava le famiglie per la dignità mostrata, la cronaca raccontava una realtà fatta di corpi e storie in bilico. Nonostante i ringraziamenti istituzionali per la compostezza dimostrata, per molti, soprattutto per i nuclei di origine straniera, la giornata si è trasformata in un calvario burocratico e umano -5. A Ferrara, come denunciato da più parti, il mercato degli affitti è saturo e i proprietari sono restii a concedere alloggi a persone con redditi bassi o di origine straniera, un fenomeno, quest’ultimo, che era stato denunciato dal Comitato Torri ABC già nelle settimane precedenti -3. Uomini, donne e bambini si sono ritrovati separati: i primi indirizzati verso dormitori provvisori gestiti dalle associazioni, i secondi, specialmente se con minori, presi in carico – seppur lentamente e in modo farraginoso – dai servizi sociali e dall’Asp -4. L’Azienda per i servizi alla persona, presente sul posto, ha cercato di mappare i nuclei fragili, ma l’impressione raccolta dai volontari è stata quella di una macchina dei soccorsi partita in ritardo e senza una regia precisa, costringendo alcuni bambini a rimanere al freddo per ore in attesa di una sistemazione -4.
La replica dei volontari e la frattura sociale
Dure critiche alla narrazione pubblica del sindaco sono giunte dai Volontari e Volontarie del Comitato Torri ABC Grattacielo, che hanno contestato punto per punto la versione ufficiale. In una nota fatta recapitare alle redazioni, i volontari hanno definito “strana” la volontà del primo cittadino di raccontare in prima persona quanto accaduto, offrendo una testimonianza che stride con il silenzio istituzionale dei giorni precedenti. Secondo il comitato, la definizione di “liberazione” cancella di fatto il dramma di intere famiglie, proprietarie di appartamenti acquistati con sacrificio, che ora si trovano con un bene invendibile e senza un tetto -4. La vicenda ha subito assunto i contorni di una frattura sociale profonda, testimoniata dall’annuncio di un corteo cittadino in programma per sabato 14 febbraio. Promosso da una costellazione di sigle – dal Fronte della Gioventù Comunista a Cittadini del Mondo, dall’Unione Sindacale di Base a Ferrara Transfemm – la manifestazione partirà dal parco Coletta per chiedere lo stato di emergenza e il blocco degli sgomberi, in attesa di una soluzione abitativa definitiva per gli ex residenti del Grattacielo.




