Musumeci e la gaffe sul terremoto dell'Irpinia, una foto di Amatrice scatena le polemiche
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Redazione Interno
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Un banale, seppur macroscopico, errore di comunicazione ha finito per oscurare, seppur per poche ore, il significato profondo di una ricorrenza tragica e fondante per la storia nazionale. Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, nel pubblicare un post sui propri profili social per commemorare il quarantatreesimo anniversario del sisma che colpì Irpinia e Basilicata, ha infatti utilizzato, per una svista attribuita alla propria società di comunicazione, un’immagine che ritraeva i ben più recenti effetti del terremoto che nel 2016 devastò Amatrice e il Centro Italia. L’intenzione era, com’è ovvio, quella di onorare la memoria delle vittime e di quel evento tellurico di magnitudo 6.5 che, alle 19:34 del 23 novembre 1980, spezzò in due il Paese, causando quasi tremila morti e segnando, di fatto, la nascita di un moderno sistema di Protezione civile. L’effetto ottenuto, però, è stato diametralmente opposto, trasformando un gesto di doveroso omaggio in un caso politico e mediatico di notevole portata, che ha immediatamente invaso la rete di commenti e critiche.
L'errore e le immediate reazioni sulla rete
La pubblicazione del post, corredato dalla foto sbagliata, non è passata inosservata, venendo prontamente colta da centinaia di utenti che, sulla pagina Facebook del ministro, hanno fatto notare l’imperdonabile confusione tra due tragedie distinte, seppur accomunate dalla stessa furia distruttiva della terra. Le reazioni, che si sono susseguite con ritmo incalzante, hanno spaziato dall’ironia più o meno velata, un meccanismo di difesa di fronte a una simile leggerezza istituzionale, all’amarezza più cruda e profonda, soprattutto da parte di chi, in quelle regioni, ha vissuto direttamente o attraverso il ricordo familiare il lutto di quel lontano novembre. La gaffe, in sostanza, ha ferito una sensibilità collettiva ancora viva, dimostrando, secondo molti, una certa approssimazione nella cura di un momento così delicato e simbolico.
Le scuse e il peso della memoria
Di fronte al dilagare delle polemiche, la macchina comunicativa del ministro non ha potuto far altro che intervenire per porre rimedio all’incresciosa situazione, ammettendo, attraverso un successivo comunicato, la natura involontaria dell’errore e attribuendone la responsabilità a un fornitore esterno che gestisce i profili social. Le scuse, per quanto formali, non hanno tuttavia completamente placato il disappunto, riportando l’attenzione sull’importanza della memoria storica e sulla necessità di custodirla con il massimo rigore, specialmente quando a farsi carico di questo compito sono le massime cariche dello Stato. Lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio ufficiale, aveva definito quella dell’Irpinia una “pagina difficile della nostra storia”, sottolineando la “costante necessità di adeguare i sistemi di monitoraggio” per un territorio, come quello italiano, fragile e esposto a rischi sismici.
Il ricordo di quella notte e il suo significato
A rendere ancor più indelebile, se possibile, la memoria di quel disastro, contribuì anche una circostanza fortuita e per questo tremendamente unica: la registrazione, da parte di una radio libera meridionale, Radio Alfa 102, del momento esatto in cui la scossa si manifestò. Mentre veniva trasmessa una musica da ballo, un boato improvviso e sinistro interruppe le trasmissioni, consegnando alla storia una testimonianza audio, oggi spesso riproposta, dell’istante in cui la terra tremò. Quel sisma, oltre a lasciare una ferita profonda nel tessuto sociale ed economico di intere province, rappresentò uno spartiacque nella gestione delle emergenze, imponendo una riflessione che portò, negli anni successivi, a riorganizzare le strutture di soccorso e a dare una fisionomia più definita e operativa alla Protezione civile nazionale, un organismo la cui evoluzione è stata forgiata proprio dalla tragica esperienza di quelle notti.




