Conto termico 3.0, via alle domande ma l'accesso è vincolato alla regolarità contributiva
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Redazione Economia
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Con l'apertura del nuovo portale dedicato, avvenuta alle ore 12.00 del 2 febbraio 2026 tra i servizi di Efficienza Energetica nell'Area Clienti del GSE, è formalmente partita la fase operativa del Conto Termico 3.0. Il meccanismo incentivante, la cui evoluzione introduce non poche modifiche rispetto al passato, si presenta con un iter più stringente, che condiziona l'accesso agli aiuti a una preliminare verifica della posizione fiscale e contributiva dei richiedenti. Una condizione, questa, che di fatto esclude dal beneficio coloro i quali non siano in regola con gli adempimenti verso l'erario e gli enti previdenziali, segnando una netta discontinuità con alcune gestioni precedenti, dove i controlli – come emerso da diverse inchieste della magistratura su fondi pubblici deviati – risultavano a volte più labili e suscettibili di elusioni.
Le novità della piattaforma e le configurazioni ammesse
Il cosiddetto Portaltermico 3.0, che il Gestore dei Servizi Energetici mette a disposizione degli utenti, costituisce il canale obbligato per presentare le domande di incentivazione. Tra le innovazioni più rilevanti del bando, che molti addetti ai lavori attendevano da tempo, vi è la possibilità, espressamente contemplata, per le pubbliche amministrazioni di accedere al meccanismo avvalendosi di un partner privato, nell'ambito di una configurazione di partenariato pubblico-privato. Una formula, questa, che mira a facilitare gli investimenti degli enti locali in efficienza energetica, i quali spesso incontrano ostacoli nella fase di reperimento delle risorse tecniche ed economiche iniziali, come purtroppo documentato da cronache giudiziarie che hanno coinvolto appalti in diverse regioni.
Gli incentivi per il settore non residenziale
Il cuore pulsante del Conto Termico 3.0 resta comunque l'incentivazione degli interventi nel parco degli edifici non residenziali, categoria nella quale rientrano, tra gli altri, alberghi, capannoni industriali, uffici, magazzini e studi professionali. Per questi immobili è previsto un contributo diretto che può coprire fino al 50% della spesa sostenuta per una serie di opere, come l'isolamento termico delle pareti o la sostituzione dei vecchi impianti di climatizzazione. La percentuale di contributo, peraltro, può salire al 55% nel caso in cui si realizzi una sostituzione contestuale dell'impianto di riscaldamento, dimostrando come il nuovo regolamento premi, almeno in linea di principio, gli approcci più sistemici e integrati alla riqualificazione energetica.
Il quadro normativo e i presupposti per la richiesta
Al di là delle specifiche tecniche, che definiscono nel dettaglio le tipologie di intervento ammissibili e le relative aliquote di incentivazione, il requisito cardine per poter presentare una domanda rimane la dimostrazione della piena regolarità fiscale e contributiva. Questa clausola, inserita a monte della procedura, funge da filtro essenziale, demandando al richiedente l'onere di provare il proprio stato di conformità prima ancora di avviare la pratica tecnica sul portale. Un meccanismo che, se da un lato mira a garantire trasparenza e correttezza nell'utilizzo di fondi pubblici, dall'altro impone un adempimento burocratico non trascurabile, destinato a selezionare l'accesso al incentivo in base a criteri che esulano dalla mera fattibilità tecnica dell'opera. La misura si inserisce in un contesto normativo sempre più attento agli aspetti di legalità, anche alla luce di procedimenti giudiziari che hanno messo in luce come circuiti di finanziamento pubblico, in passato, siano stati occasionalmente aggirati attraverso il ricorso a stratagemmi societari o a false dichiarazioni.




