Laura Pirovano vince la coppa di discesa: “Devo ancora realizzare tutto”
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Redazione Sport
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Ci sono tanti modi per vincere, e Laura Pirovano ha scelto quello più netto, quello che non lascia spazio a calcoli o rimpianti. Nell’ultima gara di Coppa del Mondo a Kvitfjell, la discesa decisiva per l’assegnazione della coppa di specialità, l’atleta azzurra ha disputato una prova perfetta, rintuzzando sul nascere ogni possibile attacco delle antagoniste – la più pericolosa, la tedesca Emma Aicher, è rimasta vittima della pressione più che dei cronometri. Con questo successo in Norvegia, il terzo consecutivo in una stagione che ha preso una svolta decisa con la doppietta in Val di Fassa (due vittorie in sole ventiquattro ore, entrambe con un solo centesimo di vantaggio sulla seconda), Laura chiude la classifica con 536 punti. La Aicher si ferma a 453, mentre l’americana Breezy Johnson, oro olimpico a Milano Cortina, occupa il terzo gradino con 413.
L’azzardo che paga: la strategia della velocità
Sulla pista norvegese, l’azzurra ha dato fondo a tutto il suo coraggio. Mentre molte delle sue rivali, consapevoli della posta in gioco, hanno adottato una guida più controllata, Pirovano ha osato là dove gli altri tentennavano. Nelle ultime curve che immettono nel rettilineo conclusivo – il tratto dove spesso si vincono o si perdono le gare – ha rischiato tanto, caricando gli sci al limite della tenuta. Quell’azzardo le ha permesso di stampare il miglior tempo finale, con un vantaggio di quindici centesimi sulla seconda classificata, mettendo al sicuro il trofeo prima ancora di festeggiare la vittoria di tappa. Una scelta di gara che racconta la sua metamorfosi: da atleta solida e costante a interprete spregiudicata della velocità.
La paura di lasciare cadere un sogno
A fine gara, la trentina si è lasciata andare a un’emozione che tradiva tutta la portata dell’impresa. “Ho una paura folle di farla cadere, questa coppa”, ha confessato, stringendola come se potesse rompersi da un momento all’altro. Una frase che racchiude l’incredulità di chi, fino a inizio marzo, non aveva mai assaporato il gusto di una vittoria nel massimo circuito e che oggi si ritrova a reggere tra le mani un trofeo che pochi mesi fa sarebbe sembrato irraggiungibile. “Guardare il risultato è devastante – ha aggiunto –. Non lo avrei mai immaginato”. E in effetti la sua stagione è stata un crescendo rossiniano: la regolarità nelle posizioni di vertice ha gettato le basi, ma è stata l’esplosione finale – tre successi nelle ultime uscite – a trasformare un’annata di buon livello in una cavalcata trionfale.
Il poker azzurro della velocità
Con questo successo, Pirovano entra di diritto in un club esclusivo: è la quarta italiana a riuscire nell’impresa di conquistare la coppa di discesa, dopo Isolde Kostner, Sofia Goggia e Federica Brignone. Proprio la sua compagna di squadra, Goggia, pur reduci da una gara in cui un errore a metà pista le è costato caro (nono tempo finale), è stata tra le prime a farle i complimenti, sottolineando il valore di “una coppetta che vale tanto”. Un passaggio di consegne ideale, considerando che domani, nell’ultimo superG stagionale, sarà proprio Goggia a indossare il pettorale rosso di leader e a provare a imitarla. Per l’Italia dello sci femminile, quella di Kvitfjell è stata una mattinata da incorniciare, che conferma la profondità di un movimento capace di esprimere interpreti diverse per diversi momenti della stagione.
Il dominio azzurro anche nel settore maschile
La giornata di gloria per l’Italia non si è fermata al femminile. Sulla stessa neve di Lillehammer, anche Dominik Paris ha regalato una prestazione da manuale, imponendosi nella discesa libera maschile. Per il veterano della Val d’Ultimo, giunto alla sua venticinquesima vittoria in carriera in Coppa del Mondo – che gli consente di scavalcando Gustav Thoeni nella classifica dei più vincenti – si tratta del settimo trionfo su questa pista, un feeling speciale con un tracciato che continua a premiarlo nonostante le mille battaglie sulle spalle. Paris ha preceduto lo svizzero Franjo Von Allmen e l’austriaco Vincent Kriechmayr, firmando quella che è la sua prima affermazione stagionale, arrivata proprio all’ultimo appuntamento utile. Un risultato che, seppur non gli abbia permesso di insidiare il primato assoluto di Odermatt in classifica generale, rappresenta la conferma della sua longevità e della sua capacità di emergere nei momenti che contano.




