Laura Pirovano conquista la coppa di discesa: “Devo ancora realizzare tutto”
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Redazione Sport
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C’è un modo, per vincere, che prescinde dai calcoli e si affida unicamente alla perfezione della sciata. Ed è quello che Laura Pirovano ha scelto nell’ultima discesa libera di Kvitfjell, l’appuntamento che valeva l’assegnazione della Coppa del Mondo di specialità. L’azzurra, che fino allo scorso marzo non aveva mai nemmeno sfiorato un podio nella massima competizione internazionale, ha disputato una gara senza sbavature, rintuzzando sul campo l’attacco delle sue dirette rivali. La più pericolosa, l’austriaca Emma Aicher, si è dovuta arrendere davanti a una prestazione costruita con intelligenza: una gestione oculata nel tratto iniziale, per poi trasformarsi in un attacco senza remore nella parte centrale del tracciato, dove la 28enne trentina si è presa rischi importanti senza mai perdere la lucidità.
La rimonta in classifica e la terza vittoria consecutiva
Il successo in Norvegia porta la firma di una stagione che, per Pirovano, ha assunto i contorni della favola a partire dalla doppietta in Val di Fassa. In quella circostanza, in sole ventiquattro ore, l’atleta aveva già messo in fila le avversarie con due affermazioni arrivate entrambe con un solo centesimo di vantaggio sulla seconda. Un margine minimo che, lungi dall’essere casuale, ha raccontato di una sciatrice capace di gestire la tensione degli spareggi millimetrici. Con il terzo sigillo consecutivo a Kvitfjell, la classifica finale della coppa di discesa non ha più lasciato spazio a interpretazioni: Pirovano chiude con 536 punti, staccando nettamente la Aicher ferma a 453. Terza posizione per l’americana Breeze Johnson, già oro olimpico a Milano Cortina, che conclude con 413 punti all’attivo.
L’incredulità della trentina dopo la gara
A pochi minuti dal traguardo, con la sfera di cristallo ancora da ricevere materialmente, le parole di Pirovano hanno restituito l’immagine di un’atleta che fatica a prendere coscienza della propria impresa. “Ho una paura folle di farla cadere, questa coppa”, ha dichiarato a caldo riferendosi al trofeo, quasi a sottolineare quanto l’oggetto dei desideri appaia ancora estraneo a una carriera costruita fino a questo marzo lontano dai riflettori principali. La sua stessa ammissione – “Guardare il risultato è devastante” – racconta il peso emotivo di una rimonta che l’ha portata a infilare tre successi in altrettante gare decisive, ribaltando pronostici che la volevano forse solo comparsa di lusso nelle fasi finali della stagione.
Una pressione gestita senza compromessi
La gara norvegese, per la portata psicologica, rappresentava l’ostacolo più insidioso. L’azzurra, costretta a scendere dopo la prova della sua principale inseguitrice, ha dovuto incanalare la pressione senza farsi condizionare dal risultato già ottenuto dall’austriaca. L’approccio scelto è stato quello della continuità: sfruttare la velocità senza strafare nella parte alta, per poi costruire il vantaggio decisivo nella sezione centrale dove il rischio di perdere il controllo era più alto. Una gestione che ha restituito l’immagine di una sciatrice matura, capace di trasformare l’urgenza del risultato in una sequenza controllata di scelte tecniche. In questo senso, la coppa di specialità non è solo il frutto di una striscia vincente, ma il coronamento di un percorso che l’ha vista passare dall’anonimato delle posizioni di rincalzo alla capacità di imporre il proprio ritmo nei momenti che contano.




