Torino, l'arte contemporanea moltiplica il suo pubblico e le sue visioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Calato il sipario sulla Torino Art Week, il bilancio che emerge dalle principali fiere d'arte contemporanea, le quali hanno chiuso i battenti soltanto ieri, è quello di un evento capace di attrarre un pubblico più numeroso e di generare un movimento di affari significativo, confermando la città come un polo magnetico per gli appassionati e per i professionisti del settore. Tra Artissima, Paratissima, Flashback Art Fair e The Others Art Fair, il tessuto urbano si è trasformato in un caleidoscopio di linguaggi e di prospettive differenti, che hanno animato, con un flusso ininterrotto di visitatori, luoghi simbolo come l'Oval, l'Ipi, il Real Collegio di Moncalieri e gli spazi dell'Itcilo. Quella che si è delineata, infatti, non è stata soltanto una rassegna per iniziati, ma una vera e propria festa della creatività che ha saputo coinvolgere, oltre agli addetti ai lavori, migliaia di curiosi, i quali hanno affollato gli spazi espositivi in ogni giornata.
Artissima e il suo ruolo di traino internazionale
In questo panorama multiforme, la fiera Artissima ha ribadito con forza il suo ruolo centrale all'interno del sistema dell'arte, consolidando i legami, già solidi, con le istituzioni locali e con la scena internazionale, senza tralasciare il rinnovato accordo con la Direzione Generale della Creatività del Ministero della Cultura, finalizzato a promuovere l'arte contemporanea italiana oltre i confini nazionali. Guidata per la quarta volta dal curatore Luigi Fassi, la trentaduesima edizione, che aveva come tema conduttore “Manuale Operativo per Nave Spaziale Terra”, ha riunito nomi affermati e galleristi emergenti, ponendo l'accento sulla contaminazione, sempre più evidente, tra la ricerca artistica, i materiali utilizzati e la dimensione del quotidiano. Una vocazione globale, la sua, che supera i confini geopolitici tradizionali e che si conferma motore propulsivo dell'intera kermesse.
La vita notturna delle opere e la diffusione sui social
A sigillare idealmente il successo della settimana dell'arte, contribuendo alla sua narrazione, è stato un video, pubblicato sulla pagina Instagram della fiera Artissima, che ha mostrato in una luce del tutto inedita gli spazi dell'Oval durante le ore notturne. Quel filmato, della durata di circa due minuti e realizzato da Eggers Lab con il supporto della Fondazione Compagnia di San Paolo, ha offerto una risposta suggestiva all'interrogativo su cosa accada in un luogo d'arte dopo l'orario di chiusura, trasformando gli stand deserti in un palcoscenico silenzioso e carico di potenza evocativa. Si è trattato di un elemento, questo, che ha amplificato la risonanza dell'evento, dimostrando come la fruizione culturale passi ormai anche attraverso canali digitali e immersive.
Un mosaico di proposte per una città in fermento
Accanto al protagonismo di Artissima, le altre fiere hanno contribuito a comporre un mosaico articolato e vivace, ciascuna con la sua identità e il suo specifico target di riferimento, attirando a sé una parte consistente del pubblico e degli acquirenti. The Others, Paratissima e Flashback Art Fair, distribuite in location differenti e talvolta periferiche, hanno garantito una diffusione capillare degli eventi in tutta la città, sottolineando come l'arte contemporanea sia un fenomeno in grado di rigenerare spazi e di attivare processi culturali complessi. L'effetto complessivo, pertanto, è stato quello di un fermento diffuso, che ha coinvolto gallerie, collezionisti e semplici spettatori in un dialogo continuo, il cui esito si misura non soltanto negli incassi ma anche nella capacità di attrazione dimostrata.




