Una 86enne francese arrestata dall’Ice mentre cercava il suo vecchio amore in Alabama
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Redazione Esteri
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Marie-Thérèse, ottantasei anni, originaria di Nantes, aveva attraversato l’oceano con un progetto che mescolava memoria e affetti: ritrovare quell’amore giovanile nato negli anni Cinquanta, ai tempi di una base Nato nei pressi di Saint-Nazaire, quando Billy – reduce di guerra americano – era di stanza in Francia. Dopo decenni di silenzio, un ricontatto sui social media nel 2010 aveva riacceso la storia, seppur a distanza, tra due vite ormai segnate da matrimoni e figli. Ma il lieto fine, inseguito per così tanto tempo, si è infranto contro le maglie stringenti del sistema migratorio statunitense: all’inizio di aprile, ad Anniston, in Alabama, agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) hanno arrestato la donna, trasferendola in un centro di detenzione per immigrati in Louisiana.
Le manette e il centro di detenzione in Louisiana
Il figlio di Marie-Thérèse, che vive ancora in Francia, ha raccontato al quotidiano Ouest-France – e la notizia è stata poi ripresa dalla Bbc – che l’arresto sarebbe avvenuto con modalità sproporzionate: «Le hanno ammanettato mani e piedi, come se fosse una pericolosa criminale». La donna, che dopo la morte del marito si era trasferita negli Stati Uniti per ricongiungersi stabilmente con Billy, era in attesa della green card. Un’attesa lunga e complessa, resa ancora più incerta dalla scomparsa del coniuge americano, avvenuta prima che la pratica venisse definita. Secondo le autorità statunitensi, l’86enne avrebbe comunque superato la durata consentita del visto, un’infrazione che ha scatenato la procedura d’arresto.
Le pressioni del governo francese
La vicenda, che ha assunto i contorni di un caso diplomatico, ha spinto Parigi a chiedere con insistenza il rilascio della connazionale, descritta come una vedova di un veterano di guerra. Il governo francese – come si legge in diverse ricostruzioni – sta facendo pressione sugli Stati Uniti affinché venga riconsiderata la situazione di Marie-Thérèse, la cui età avanzata e le cui condizioni di salute sollevano interrogativi sulla detenzione in un centro per immigrati. Non si tratta di una deportazione immediata, ma di un trattenimento amministrativo che ha destato preoccupazioni, soprattutto per le modalità dell’intervento degli agenti e per l’assenza di misure alternative in un caso così anomalo.
Un amore nato in una base Nato e ritrovato sui social
La storia tra i due – lei francese, lui americano – era iniziata in un contesto militare negli anni Cinquanta, per poi interrompersi bruscamente nel 1966, quando Billy fece ritorno negli Stati Uniti. Per decenni, nessuna telefonata, nessuna lettera. Poi, nel 2010, il ritrovamento via social network: entrambi avevano messo su famiglia, ma il filo spezzato si riannodò. Da quel momento, Marie-Thérèse ha cercato di ricostruire il legame, fino a decidere, ormai vedova, di trasferirsi oltreoceano. L’arresto dell’aprile scorso ha trasformato quella che avrebbe dovuto essere una riunione tardiva in un incubo burocratico e giudiziario, ancora in corso nelle aule di un tribunale per l’immigrazione.




