Autovelox, la mappa ufficiale del Mit fissa le regole: in provincia di Ferrara sono 59 i dispositivi attivi
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Redazione Interno
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Si è chiusa, con la pubblicazione dell’elenco ufficiale sul portale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la lunga fase di incertezza che per anni ha caratterizzato il dibattito pubblico sugli strumenti per il rilevamento della velocità. Quello che fino a ieri era un campo minato, costellato di ricorsi e contestazioni legali, diventa ora un territorio preciso e definito, perché solo i dispositivi censiti in quell’archivio nazionale – consultabile pubblicamente – hanno l’autorizzazione a multare. La novità, attesa da tempo, segna una svolta netta e impone a tutti, automobilisti e amministrazioni, di confrontarsi con una realtà finalmente trasparente, la quale, pur non eliminando del tutto le polemiche, fornisce per la prima volta un riferimento unico e incontrovertibile.
I numeri a livello nazionale e le prime conseguenze
Scorrendo l’elenco ministeriale, che al momento conta 3.717 apparecchi attivi in tutta Italia, emerge con chiarezza la distribuzione di questi strumenti sul territorio, un dato che permette di analizzare le politiche locali in materia di sicurezza stradale. La provincia di Ferrara, per fare un esempio concreto, ne ospita 59, un numero significativo che contribuisce al quadro complessivo degli introiti derivanti dalle sanzioni, sebbene il focus principale dell’operazione sia dichiaratamente quello del rigore e della prevenzione. Non tutti i dispositivi, però, hanno superato indenni questo processo di verifica, come dimostra il caso di Graffignana, dove le colonnine posizionate sulla provinciale dovranno essere rimosse perché non inserite nella lista ministeriale: una diretta applicazione delle norme introdotte dal cosiddetto decreto Salvini, che ha imposto alle amministrazioni di segnalare i propri strumenti entro termini perentori, pena la loro disattivazione.
Le reazioni del mercato e il contenzioso legale
La standardizzazione imposta dal Mit, però, non ha solo effetti sulle strade, ma genera ripercussioni anche sul piano industriale e giudiziario, aprendo scenari inediti per le aziende fornitrici. Una di queste, la lombarda Ci.Ti.Esse, ha infatti deciso di citare in giudizio il ministero, depositando un atto di citazione presso il Tribunale di Roma per chiedere il risarcimento di un danno che quantifica in oltre seicentoquattordicimila euro. La società, che riforniva diversi enti locali soprattutto nel Nordest, lamenta – secondo quanto riportato negli atti – una grave perdita economica legata ai ricavi mancati e a un pregiudizio alla propria immagine commerciale, tutto a causa della questione della mancata omologazione dei suoi prodotti. Una vertenza che dimostra come, dietro l’apparente semplicità di un elenco, si nascondano spesso interessi economici rilevanti e conflitti che finiscono per essere delegati alla magistratura.
Il nuovo panorama per gli automobilisti
Per chi guida, l’esistenza di un registro pubblico e aggiornato cambia radicalmente le regole del gioco, offrendo uno strumento di verifica prima impensabile. Ora è possibile, almeno in teoria, conoscere in anticipo la dislocazione degli strumenti legittimati a rilevare la velocità, il che sposta l’accento dalla sorpresa, spesso fonte di malumore, alla consapevolezza e al rispetto del codice della strada. La trasparenza, in questo senso, diventa un potente alleato della sicurezza, poiché toglie argomenti a chi contestava le multe per presunta illegittimità degli apparecchi e costringe a una riflessione sulla condotta di guida, al di là della presenza o meno di un controllo. Resta da vedere, naturalmente, come evolverà l’applicazione pratica di questo nuovo sistema e se gli enti locali adegueranno le loro strategie di controllo in base ai dispositivi rimasti a disposizione.




