La confessione di Azzolini e il caso Moro: un nuovo capitolo nella storia delle Br
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Redazione Interno
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La confessione di Lauro Azzolini, 82 anni, ex membro delle Brigate Rosse, ha riaperto una ferita mai del tutto rimarginata. Durante il processo in corso ad Alessandria, l’uomo ha dichiarato di essere stato presente alla Cascina Spiotta il giorno in cui, 50 anni fa, si consumò uno degli episodi più oscuri della storia italiana. Le sue parole, cariche di implicazioni, hanno riportato alla luce dettagli inediti che potrebbero riscrivere pagine di storia, scuotendo non solo i familiari delle vittime, ma anche chi, da decenni, cerca di fare luce su quegli anni di piombo.
Azzolini, originario degli Appennini di Reggio Emilia, oggi in semilibertà e impiegato in una cooperativa che assiste disabili, ha affermato: «Sono l’unico che ha visto quello che quel giorno è davvero successo». Una dichiarazione che, seppur vaga, ha il peso di un macigno, soprattutto per chi, come Bruno D’Alfonso, avvocato delle vittime di via Fani, attende da anni una verità che sembra sempre sfuggire. D’Alfonso, infatti, non crede al pentimento dell’ex brigatista: «La sua confessione non è sincera. Si è trovato con le spalle al muro, e quel “mi dispiace” non cancella 50 anni di sofferenze».
Il riferimento alla Cascina Spiotta, luogo simbolo della lotta armata delle Br, riporta alla mente anche la figura di Mara Cagol, nome di battaglia Margherita, cofondatrice delle Brigate Rosse insieme al marito Renato Curcio. Nata in una famiglia piccolo borghese a Sardagna, Margherita aveva un passato apparentemente lontano dalla violenza: diplomata in Ragioneria e al Conservatorio, era considerata una delle chitarriste classiche più talentuose d’Italia. La sua scelta di iscriversi a Scienze sociali a Trento, nel 1964, segnò l’inizio di un percorso che la portò a diventare uno dei volti più noti del terrorismo italiano. La sua ultima lettera ai genitori, in cui ringraziava per l’istruzione ricevuta e affermava di agire «nel giusto», resta un documento emblematico di quell’epoca.
Il caso della Cascina Spiotta, però, non si esaurisce con le parole di Azzolini. Emergono dettagli che complicano ulteriormente il quadro: secondo alcune indagini, infatti, non era presente solo lui quel giorno. Quattro terroristi, conosciuti da una ferroviera in un dancing, potrebbero essere stati coinvolti, aggiungendo un ulteriore tassello al giallo che avvolge quei fatti.




