La confessione di Azzolini riapre le ferite del caso Moro
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Redazione Interno
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La deposizione di Lauro Azzolini, 82 anni, ex membro delle Brigate Rosse, ha riaperto una pagina oscura della storia italiana, gettando nuova luce su uno dei periodi più bui del Paese. Durante il processo in corso ad Alessandria, Azzolini ha dichiarato di essere stato presente alla Cascina Spiotta il giorno in cui, 50 anni fa, si consumò un episodio chiave nella vicenda del sequestro di Aldo Moro. Le sue parole, cariche di implicazioni, hanno scosso non solo l’aula del tribunale, ma anche i familiari delle vittime di via Fani, che ancora oggi cercano giustizia e verità.
Azzolini, originario degli Appennini di Reggio Emilia e da tempo in semilibertà, ha affermato di essere “l’unico a sapere cosa sia realmente accaduto” quel giorno. Una dichiarazione che, se confermata, potrebbe riscrivere parti significative della ricostruzione storica degli eventi. Tuttavia, non tutti credono alla sincerità del suo pentimento. Bruno D’Alfonso, avvocato rappresentante delle vittime, ha espresso scetticismo, sostenendo che Azzolini abbia parlato solo perché “con le spalle al muro”. “Quel ‘mi dispiace’ non cancella 50 anni di sofferenze”, ha aggiunto, sottolineando come le prove contro l’ex brigatista siano schiaccianti.
Parallelamente, riemerge anche la figura di Margherita Cagol, nome di battaglia “Mara”, una delle fondatrici delle Brigate Rosse. Nata in una famiglia piccolo-borghese a Sardagna nel 1945, Cagol aveva un percorso di vita apparentemente lontano dalla lotta armata. Diplomata in Ragioneria e al Conservatorio, dove si distinse come una delle migliori chitarriste classiche d’Italia, scelse di iscriversi a Scienze sociali a Trento, unica facoltà del genere in Italia all’epoca. La sua trasformazione da studentessa a terrorista rimane un enigma, ma la sua ultima lettera ai genitori, in cui ringraziava per l’istruzione ricevuta e affermava di agire “nel giusto”, lascia intravedere una convinzione ideologica profonda, seppur tragica.
Intanto, il cold case della Cascina Spiotta continua a riservare sorprese. Secondo alcune ricostruzioni, Azzolini non sarebbe stato l’unico presente quel giorno. Fonti investigative hanno riportato l’esistenza di altri quattro terroristi, identificati grazie alla testimonianza di una ferroviera che li avrebbe riconosciuti in un dancing. Questo dettaglio, ancora da verificare, aggiunge ulteriori strati di complessità a una vicenda già intricata.




