Test duri per Yamaha: Meregalli ammette il difficile momento e la frustrazione di Quartararo
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Redazione Sport
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Il progetto ambizioso di Yamaha, che ha portato all’abbandono del storico quattro cilindri in linea per abbracciare la filosofia del V4, si scontra con una realtà ben più complessa del previsto. Dopo il guasto che ha limitato i lavori a Sepang, costringendo la casa di Iwata a fermare le moto per precauzione, le aspettative per il test di Buriram, in Thailandia, erano quelle di un deciso passo in avanti, ma così non è stato. Anzi, il divario dalla vetta, invece di assottigliarsi, sembra essersi ampliato, portando alla luce criticità inaspettate che vanno ben oltre la mera potenza del nuovo propulsore.
Il ritardo cronico e la crisi di una casa blasonata
La nuova M1, quella che avrebbe dovuto riportare il marchio giapponese al vertice della MotoGP grazie alla spinta del suo V4, sta mostrando un ritardo cronico che ha gettato nello sconforto i suoi piloti. La frustrazione, in particolare, è emersa in modo lampante nel fine settimana thailandese, quando Fabio Quartararo, visibilmente irritato, ha rivolto un gesto inequivocabile alla sua moto mentre era in pista, un segnale di un malessere profondo che non si placa nemmeno con il passare delle ore. Il giorno seguente, sebbene il pilota francese si sia mostrato più pacato, la sostanza non è cambiata: i tempi sul giro parlano chiaro, e per la Casa nipponica si tratta di un arretramento preoccupante, visto che la moto nuova, a detta dello stesso Quartararo, è addirittura più lenta di quasi un secondo rispetto alla versione della passata stagione sullo stesso circuito.
Massimo Meregalli: "Non ce lo aspettavamo, un apprendistato forzato"
A gettare acqua sul fuoco, o quantomeno a provare a razionalizzare quanto sta accadendo, ci ha pensato Massimo Meregalli, direttore del team ufficiale Yamaha. Intervistato dal sito ufficiale del campionato, Meregalli ha parlato senza mezzi termini di un inizio più duro del previsto. "Questi ultimi due giorni sono stati un po' più difficili rispetto al precedente test a Sepang - ha confessato - Non ce lo aspettavamo". Un'ammissione di responsabilità non da poco, che conferma come in fabbrica si sperasse in una reazione diversa. Il dirigente ha poi spiegato come il team stia ancora affrontando una fase di apprendistato forzato con la nuova architettura del motore, un cambiamento talmente radicale che richiederà mesi prima di poter essere digerito e trasformato in prestazione pura. La consapevolezza, per Meregalli, è che non ci si poteva attendere un miracolo immediato, anche se la realtà dei fatti, con le Yamaha relegate in fondo alle classifiche dei tempi, è comunque una pillola amara da ingoiare.
Un V4 che non basta e le nuove debolezze del telaio
La narrazione secondo cui bastasse un motore con più cavalli per tornare competitivi si è rivelata, alla prova dei fatti, una pia illusione. La crisi della Casa nipponica appare più radicata e strutturale. Se da un lato è vero che la velocità di punta continua a essere deficitaria, con un gap di circa 10 km/h rispetto alle Ducati e alle Aprilia, dall'altro sono emerse fragilità in aree finora considerate punti di forza della M1, come la gestione dell'elettronica e la stabilità in inserimento di curva. Il nuovo propulsore, insomma, ha sì portato una potenza superiore, ma ha anche alterato gli equilibri della moto, facendo emergere problemi di bilanciamento e di usura delle gomme che nei test sono apparsi evidenti. I piloti faticano a chiudere un giro pulito, e il passo gara è lontano anni luce da quello dei competitor.
Alex Rins e la speranza di un nuovo equilibrio
In questo clima di generale scoramento, la posizione di Alex Rins è forse la più delicata. Lo spagnolo, che vive la sua terza stagione con il marchio nipponico, è alla disperata ricerca di risultati per garantirsi un futuro in MotoGP oltre il 2026, anno in cui scadrà il suo contratto. Rins ha notato come lo sviluppo della moto, negli ultimi anni, sia stato interamente incentrato sulle sensazioni di Quartararo, relegando lui e Jack Miller a un ruolo secondario. Con il francese ormai proiettato verso l'avventura Honda per il 2027, Rins si augura che in Yamaha si apra una nuova fase. "Ora che pare che Fabio andrà via - ha dichiarato - vedremo se presteranno più attenzione anche agli altri". Non una critica, ma una constatazione: finché in squadra c'è un campione del mondo, è normale che le scelte tecniche ruotino attorno a lui, ma per lo sviluppo di una moto così complessa, avere più punti di vista potrebbe rivelarsi un'arma in più, non un intralcio.




