Garlasco, la Procura chiude di nuovo l’inchiesta su Sempio: venti giorni per la difesa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Pavia si appresta a notificare alla difesa di Andrea Sempio il secondo avviso di conclusione delle indagini nell’ambito dell’inchiesta bis sull’omicidio di Chiara Poggi, la studentessa uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Il provvedimento, atteso per la giornata di oggi, lunedì 28 settembre, interviene a diciotto mesi dalla riapertura del caso e a quasi vent’anni dal delitto che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima.

Un nuovo avviso dopo quello di maggio

Il nuovo avviso di conclusione delle indagini ricalca nella struttura quello notificato lo scorso 7 maggio, quando i pm avevano già contestato a Sempio l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. La differenza sostanziale risiede nelle integrazioni alle consulenze tecniche disposte dalla Procura dopo il deposito delle controdeduzioni difensive.

Secondo quanto ricostruito, i magistrati pavesi hanno ritenuto necessario approfondire il rigore e l’affidabilità scientifica degli elaborati presentati dai legali dell’indagato, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, prima di procedere formalmente.

L’indagato ha sempre respinto ogni accusa. Dal punto di vista procedurale, la notifica dell’avviso non equivale a una richiesta di rinvio a giudizio: apre piuttosto una finestra di venti giorni durante la quale la difesa può depositare memorie, produrre documenti, chiedere nuovi accertamenti oppure sollecitare l’interrogatorio del proprio assistito. Sempio, nelle fasi precedenti, ha scelto di non sottoporsi agli interrogatori dei magistrati.

La Procura, dal canto suo, avrà a disposizione nove mesi dalla chiusura per formulare l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, anche se diverse fonti indicano l’intenzione di procedere in tempi più rapidi.

Le nuove consulenze e gli elementi contestati

Il fascicolo integrativo ruota attorno a tre nuclei principali di accertamenti. Il primo riguarda il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi: la perizia svolta in incidente probatorio ha descritto una traccia mista e parziale, con un profilo maschile compatibile con la linea paterna di Sempio. Si tratta tuttavia di un dato che non identifica automaticamente l’indagato, poiché un profilo del cromosoma Y può essere condiviso da più uomini appartenenti alla stessa discendenza familiare. Il genetista Carlo Previderè ha firmato un ulteriore approfondimento sul punto.

Il secondo elemento concerne l’impronta 33, una traccia palmare rilevata sulla parete della scala che conduce alla cantina, dove fu trovato il corpo della vittima. La Procura ritiene che sia riconducibile a Sempio e la considera un possibile collegamento con la scena del delitto. La difesa contesta sia l’attribuzione sia il significato della traccia, osservando che Sempio conosceva la famiglia Poggi e si era recato nella villetta prima dell’omicidio: resterebbe quindi da chiarire quando l’impronta sia stata lasciata.

Va ricordato che già nel 2007 il Ris di Parma aveva classificato quella traccia come un’impronta palmare la cui utilità ai fini identificativi era nulla, essendo il campione di intonaco andato perduto.

Il terzo fronte riguarda le impronte insanguinate attribuite alla scarpa dell’assassino, una Frau numero 42 con suola a pallini. Gli esperti incaricati dalla Procura, il tenente colonnello del Ris Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, hanno riesaminato la compatibilità di quelle tracce con il piede di Sempio. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo ha firmato un’integrazione sulle misurazioni antropometriche.

La difesa dell’indagato ha contestato le conclusioni, sostenendo che le caratteristiche fisiche del proprio assistito non sarebbero compatibili con la posizione che l’accusa gli attribuisce sulla scena. Sempio ha dichiarato di calzare il numero 44.

Il movente e gli altri elementi del fascicolo

Nel quadro accusatorio rientra anche l’ipotesi di movente costruita attorno alla presunta conoscenza, da parte di Sempio, di materiale video intimo relativo a Chiara Poggi e Alberto Stasi. Secondo la ricostruzione della Procura, l’indagato avrebbe sviluppato un interesse verso la ragazza, culminato in un approccio respinto. Il fratello della vittima, Marco Poggi, ha negato questo fatto. Stasi, sentito come testimone, ha dichiarato agli inquirenti che poco dopo l’omicidio fu proprio Marco Poggi a chiedergli se esistessero video di quel tipo.

Tra gli altri elementi esaminati figurano le telefonate effettuate da Sempio a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto e lo scontrino di Vigevano presentato a sostegno dei suoi spostamenti nella mattina del 13 agosto 2007. Secondo l’ipotesi accusatoria, lo scontrino non dimostrerebbe da solo che fosse stato l’indagato a effettuare l’acquisto, né coprirebbe l’intera fascia oraria di interesse.

Nel fascicolo sono confluite anche le registrazioni dei soliloqui in auto, in cui Sempio parla da solo: i pm vi hanno individuato riferimenti a Chiara Poggi e a presunti video intimi, collegandoli all’ipotesi di movente. La difesa sostiene che quelle registrazioni non contengano una confessione, ma piuttosto un modo di irridere le accuse ricevute.

Resta in sospeso la consulenza psichiatrica affidata al professor Roberto Catanesi, incaricato di valutare eventuali condizioni patologiche di Sempio riferibili al periodo dell’omicidio e la sua capacità di intendere e di volere. L’indagato non ha accettato di sottoporsi ai colloqui richiesti, su consiglio della difesa. La Procura potrebbe decidere di non depositare la valutazione in questa fase, riservandosi di richiederla eventualmente in sede dibattimentale.

La posizione di Stasi e l’ipotesi di revisione

Parallelamente all’inchiesta su Sempio, la difesa di Alberto Stasi attende di conoscere i nuovi atti per valutare il contenuto di una possibile istanza di revisione della sentenza di condanna a sedici anni, divenuta definitiva. L’avvocata Giada Bocellari, che assiste Stasi insieme ad Antonio De Rensis, ha dichiarato che eventuali nuovi elementi investigativi sviluppati dalla Procura di Pavia potrebbero rivelarsi importanti ai fini della revisione.

Stasi, che a giugno ha ottenuto l’affidamento in prova ai servizi sociali dopo dieci anni e mezzo di detenzione, non è parte formale del nuovo procedimento, ma era stato ammesso all’incidente probatorio sulle analisi genetiche in qualità di persona interessata all’assunzione della prova.

Nei giorni scorsi è stato sentito come persona informata sui fatti anche Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma che nel 2007 coordinò le indagini scientifiche sul delitto. L’audizione, durata circa un’ora e mezza davanti al procuratore aggiunto Stefano Civardi, si sarebbe concentrata su aspetti biologici relativi ai reperti della scena del crimine. Garofano ha confermato l’incontro senza rivelarne il contenuto.

In passato aveva pubblicamente definito deboli se non nulli gli elementi scientifici emersi a carico di Sempio, sostenendo che l’impronta 33 dovesse essere ricondotta al sudore e non al sangue.

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