Garlasco, la difesa di Sempio si fonda sulle notizie già pubblicate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Andrea Sempio e i suoi familiari, secondo quanto emerge, intendono basare la propria linea difensiva sulla vasta eco mediatica che aveva già circondato la prima inchiesta per il delitto di Garlasco, un fatto di cronaca che continua a sollevare interrogativi. La procura di Brescia, sebbene al momento nessun componente della famiglia Sempio risulti formalmente iscritto nel registro degli indagati, sta esaminando le dinamiche che potrebbero aver portato a una conoscenza anticipata degli atti. L’ipotesi investigativa, peraltro non ancora tradotta in un’imputazione specifica contro di loro, è strettamente connessa alla posizione dell’ex magistrato Mario Venditti, il quale deve rispondere dell’accusa di aver percepito una somma ingente, stimabile tra i venti e i trentamila euro, per agevolare Sempio nell’ambito del procedimento penale numero 8283 del 2016. Una vicenda, questa, che si intreccia con le difficoltà emerse riguardo all’alibi dell’uomo.

L'alibi e lo scontrino sotto esame

Un nuovo testimone, la cui identità e relazione con l’indagato non sono state ancora completamente chiarite, ha fornito una versione dei fatti che metterebbe in discussione la ricostruzione difensiva incentrata su uno scontrino, quello del parcheggio, che reca la data e l’ora riconducibili al momento in cui Chiara Poggi perse la vita. Quel documento, da sempre considerato il perno della strategia della difesa, viene ora descritto da alcuni legali intervenuti in televisione come una prova dalla natura artificiosa, quasi costruita a tavolino per fornire una copertura, sebbene tali perplessità fossero, a loro dire, già state avanzate in precedenza. La solidità di quell’alibi, dunque, appare oggi vacillare in maniera significativa.

Le reazioni nel panorama mediatico

La lunga storia giudiziaria e umana del caso ha inevitabilmente trovato un ampio spazio nei programmi di approfondimento, dove le parti in causa hanno spesso trovato una tribuna. Andrea Sempio, in una sua apparizione, ha scelto di descrivere il proprio stato d’animo con una metafora militare, paragonandosi a un soldato in trincea, una risposta che si è distanziata da una più diretta e semplice dichiarazione di innocenza. Parallelamente, le tensioni legate al processo mediatico sono emerse con veemenza in altro contesto televisivo, dove un giornalista ha reagito pubblicamente a degli insulti che gli erano stati rivolti da un avvocato coinvolto nelle vicende, un episodio che ha suscitato a sua volta manifestazioni di stupore tra i presenti.

Il quadro processuale in divenire

La difesa della famiglia Sempio sembra quindi voler opporre all’autorità giudiziaria la constatazione che molte delle informazioni riservate, le quali si sospetta siano state illecitamente anticipate, erano ormai di dominio pubblico, avendo già circolato attraverso articoli, servizi e trasmissioni televisive nel biennio 2016-2017. Si tratterebbe, in sostanza, di materiale già noto e accessibile a chiunque, un elemento che i legali potrebbero utilizzare per sminuire la portata dell’accusa di corruzione in atti giudiziari che grava sull’ex aggiunto. L’intera faccenda ruota attorno alla definizione di ciò che costituisce un segreto investigativo e di quanto, di quel medesimo contenuto, fosse già stato divulgato dalla stampa.

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