El Koudri, la perizia psichiatrica e lo scontro politico dopo i video prima dell'attentato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La pubblicazione dei contenuti di quattro video registrati da Salim El Koudri nelle ore precedenti all'attentato di Modena del 16 maggio scorso ha riacceso lo scontro politico sulla matrice del gesto, a tre settimane dall'udienza fissata per il 2 ottobre in cui i periti nominati dal gip saranno chiamati a esprimersi sulla capacità di intendere e di volere del 31enne.

Nei filmati, secondo quanto riportato, El Koudri pronuncia la frase «l'Italia va distrutta» e indirizza invettive contro gli Stati Uniti, gli ebrei e i cristiani; sul suo telefono sarebbero stati trovati video relativi ad attentati jihadisti compiuti con veicoli lanciati contro la folla.

Il perimetro della perizia e il percorso sanitario

La perizia psichiatrica è stata disposta in incidente probatorio dal gip Donatella Pianezzi, che ha accolto l'istanza della Procura modenese, rappresentata dal pm Monica Bombana, affidando l'incarico a Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori. I due periti hanno svolto tre colloqui con l'indagato nel carcere di Modena, l'ultimo dei quali si è tenuto negli ultimi giorni di agosto; il consulente tecnico della parte civile, il dottor Alberto Caputo, ha potuto presenziare al terzo incontro e porre domande dirette all'indagato.

Il quadro clinico su cui si concentra la valutazione ruota attorno a una diagnosi di disturbo schizoide della personalità firmata dagli specialisti del Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia, struttura alla quale El Koudri si era rivolto spontaneamente nel 2021 o 2022 e dalla quale era uscito dai radar nel febbraio 2024, dopo aver interrotto le cure. La documentazione sanitaria acquisita comprende decine di accessi e colloqui distribuiti nell'arco di due anni.

Le posizioni contrapposte nella maggioranza e nel governo

Sul fronte politico, il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Galeazzo Bignami e il senatore Michele Barcaiuolo hanno attaccato gli avversari accusandoli di aver avuto «troppa fretta» nel ricondurre l'attentato ai problemi psichiatrici dell'uomo, chiedendo piena luce sui video e sui riferimenti jihadisti emersi dalle indagini.

Barcaiuolo ha definito «ancora più incomprensibile» la rapidità con cui, a suo dire, una parte della sinistra aveva inquadrato il gesto come opera di una persona con disturbi mentali, pur precisando che spetta esclusivamente agli investigatori fare chiarezza. La replica è arrivata dal sindaco di Modena Massimo Mezzetti, che ha ricordato come il primo a escludere la matrice terroristica nell'imminenza dei fatti sia stato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.

Piantedosi, nel vertice in Prefettura del 17 maggio, aveva dichiarato che «la componente psichiatrica è molto evidente» e che spettava all'autorità giudiziaria pronunciarsi sulla matrice, aggiungendo che registrare l'assenza di elementi sfuggiti alla prevenzione antiterrorismo lo lasciava «confortato».

La contestazione delle aggravanti e il materiale sequestrato

La Procura di Modena non ha contestato a El Koudri né l'aggravante del terrorismo né quella dell'odio razziale o della premeditazione. Il legale che assiste il fratello della vittima, l'avvocato Deborah De Cicco, ha annunciato che farà valere il convincimento opposto, ovvero che si sia trattato di «un'azione spietata ben congegnata ad opera di soggetto cosciente», confidando che la premeditazione venga contestata e che il movente venga approfondito a livello investigativo.

Parallelamente alla perizia, gli accertamenti tecnici sui dispositivi sequestrati nell'abitazione di Ravarino proseguono: oltre a telefoni, tablet, penne usb e hard disk, è stato acquisito un pc Lenovo utilizzato dall'indagato tra gennaio e marzo nell'ambito di un corso di formazione per tecnici della programmazione della produzione e della logistica. L'avvocato difensore Fausto Gianelli ha spiegato che El Koudri conservava tutto e che le autorità stanno scandagliando ogni mail, contenuto e file alla ricerca di elementi utili a inquadrare la vicenda.

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