Garlasco, la perizia psichiatrica su Andrea Sempio finisce al centro dello scontro tra difesa e Procura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’indagine bis sul delitto di Garlasco, che ha riportato alla ribalta il nome di Andrea Sempio a quasi diciannove anni dalla morte di Chiara Poggi, si inerpica ora su un terreno insidioso e per certi versi inesplorato, quello della psicopatologia forense.

La Procura di Pavia, dopo aver rimodulato l’imputazione escludendo il concorso esterno e puntando il dito contro il solo Sempio, ha deciso di affidare al professor Roberto Catanesi – docente di Psicopatologia forense all’Università di Bari e figura di spicco nel panorama della consulenza tecnica in ambito penale – il compito di valutare la profondità della sua personalità.

L’incarico, formalizzato nelle scorse ore, non è un atto dovuto ma una mossa a sorpresa: i magistrati, guidati dal procuratore Fabio Napoleone, chiedono al luminare barese di accertare l’esistenza di “condizioni patologiche idonee a incidere sulla capacità di intendere e di volere” riferite al momento del delitto, nonché l’eventuale pericolosità sociale dell’indagato.

Il nodo della competenza e la strategia difensiva

La scelta del consulente, per la verità, non è passata inosservata: Catanesi, che vanta una lunga esperienza in processi delicati, avrà a disposizione l’intero compendio investigativo, dagli scritti sequestrati a Sempio fino ai profili genetici, per tracciare un identikit che esula dalla semplice logica della prova materiale. Tuttavia, il tentativo della Procura di spostare l’attenzione sul versante psichiatrico si è subito scontrato con un muro alzato dalla difesa.

L’avvocato Liborio Cataliotti, che segue il caso insieme alla collega Angela Taccia, ha annunciato senza mezzi termini che Andrea Sempio non si sottoporrà alla consulenza, definendola una “consulenza di parte” e contestandone aspramente la tempistica. Le sue parole, rilasciate in tv, sono state lapidarie: “Ci mancherebbe solo che andasse”, ribadendo come un’analisi personologica, prima ancora di aver stabilito i fatti oggettivi, rischi di trasformarsi in un boomerang mediatico o, peggio, in un surrogato di prove che al momento latiterebbero.

Il confronto tecnico e i tempi che si allungano

Secondo il legale, insomma, l’accertamento dei fatti deve precedere qualsiasi valutazione sulla salute mentale del suo assistito, e non il contrario; un ragionamento, questo, che la Procura non sembra condividere, forte del fatto che i termini delle indagini preliminari sono stati prorogati ufficialmente fino al 28 settembre 2026.

Questa finestra temporale, più ampia del previsto, è stata concessa proprio per permettere al pool di consulenti del pm di analizzare le contro-deduzioni depositate dalla difesa, che ha già prodotto perizie per smontare l’attuale impianto accusatorio.

La decisione di Catanesi, a questo punto, assume i contorni di un vero e proprio banco di prova: anche in assenza della collaborazione attiva di Sempio, lo specialista pugliese potrà comunque lavorare su documenti, scritti personali e persino sui profili social lasciati dall’indagato, tentando di estrapolare quei tratti comportamentali che i magistrati ritengono utili per chiudere il cerchio.

Tra prove tecniche e profilo psicologico

Resta, sullo sfondo, il paradosso giudiziario di un caso che sembrava essersi concluso con la condanna di Alberto Stasi, salvo poi riaprirsi per fare luce sui frammenti di Dna trovati sulle unghie della vittima. La difesa, infatti, non critica soltanto la “sorpresa” della consulenza psichiatrica, ma denuncia una sorta di cortocircuito metodologico: si sta cercando, a loro dire, l’assassino ideale nella testa di Sempio invece che nelle tracce concrete lasciate nella villetta di Garlasco.

La Procura, al contrario, sostiene che la valutazione dell’imputabilità e della pericolosità sociale sia un passaggio dovuto per una ricostruzione “oggettiva e scientificamente fondata”, soprattutto alla luce delle nuove ipotesi sul presunto movente. Che il professor Catanesi riesca o meno a stendere il suo profilo senza il colloquio diretto con l’indagato, è certo che il dibattimento – se mai arriverà a celebrarsi – dovrà fare i conti con una guerra tra periti che promette di essere feroce e dall’esito tutt’altro che scontato.

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