Garlasco, scontro tra avvocati sulle impronte di Sempio nel caso Poggi
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Redazione Interno
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A distanza di quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco riemerge con nuovi sviluppi giudiziari e polemiche legali. Al centro del dibattito, le impronte digitali attribuite ad Andrea Sempio, recentemente indagato per la terza volta, mentre gli avvocati Massimo Lovati e Antonio De Rensis si scontrano pubblicamente sulle modalità di acquisizione delle prove.
Secondo De Rensis, difensore di Alberto Stasi – già assolto dopo essere stato inizialmente condannato –, non ci sarebbero irregolarità nel ritrovamento delle tracce che ora coinvolgono Sempio. «La procedura è regolare», ha ribadito, respingendo le critiche sollevate dall’altro legale. Lovati, però, contesta l’affidabilità delle indagini, riaprendo vecchie piste investigative e denunciando la scomparsa dell’impronta numero 33, quella che sarebbe stata rinvenuta su un frammento d’intonaco nella cantina dove fu trovato il corpo della vittima.
Quel pezzo di muro, prelevato con un bisturi sterile, risulterebbe irreperibile: non è più conservato né negli archivi della Procura di Pavia né in quelli dei Ris di Parma. Una circostanza che alimenta dubbi sulla tenuta probatoria dell’inchiesta, già segnata da passaggi controversi. La Poggi, uccisa tra le 9.12 e le 9.35 del 13 agosto 2007, non avrebbe opposto resistenza all’aggressore: nessun graffio, nessuna traccia sotto le unghie, come confermato dalle analisi. L’assassino, che la colpì con un’arma non identificata, la trascinò senza lasciare segni di lotta, gettandola poi nella cantina.
Sempio, la cui vita – come ha dichiarato lo stesso Lovati – è stata «messa in un frullatore» dalle recenti accuse, sostiene la propria estraneità. Le impronte, l’assenza di movente chiaro e l’alibi – mai del tutto smontato – rendono complessa l’ipotesi di un suo coinvolgimento. Intanto, il dibattito si sposta sui metodi investigativi: se De Rensis insiste sulla correttezza delle operazioni, Lovati evoca possibili errori o omissioni, chiedendo trasparenza.




