La festa della Liberazione tra piazze piene e polemiche: Milano e Roma rispondono alla "sobrietà"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Milano e Roma hanno celebrato l’ottantesimo anniversario della Liberazione con cortei affollati, in un clima che ha mescolato ironia, determinazione e qualche tensione. L’invito alla "sobrietà" lanciato dal governo – sullo sfondo dei cinque giorni di lutto nazionale per la morte del Papa – è stato accolto dai manifestanti con una risposta chiara: piazze gremite, cartelli sarcastici e una partecipazione che ha unito generazioni.

A Milano, dove secondo l’Anpi hanno sfilato novantamila persone (la Questura ne ha contate sessantamila), il corteo nazionale ha trasformato l’appello alla moderazione in un’occasione per ribadire l’attualità dell’antifascismo. Tra i partecipanti, molti giovani, alcuni al fianco di nonni reduci della Resistenza, come Bruna e Stefano, entrambi settantanovenni, che a Porta Venezia osservavano la folla sorridendo: "L’invito alla sobrietà ha ottenuto l’effetto contrario". Non sono mancati i toni polemici, con striscia come "Sarò sobria quando Meloni sarà antifascista" o "Noi siamo sobri, è il governo che è ubriaco", chiaro riferimento alle parole del ministro Nello Musumeci.

Sul palco davanti al Duomo, il segretario della Cgil Maurizio Landini ha rilanciato: "A noi di lezioni sulla democrazia non ce ne deve fare nessuno", mentre il sindaco Giuseppe Sala ha ricordato Francesco come un "Papa partigiano", legando idealmente la lotta antifascista alla sua eredità.

A Roma, invece, la giornata è stata segnata dalla convivenza forzata tra gruppi antagonisti. A Porta San Paolo, cuore simbolico della Resistenza, la Brigata ebraica e i giovani palestinesi hanno deposto corone d’alloro a distanza di sicurezza, sotto lo sguardo delle forze dell’ordine schierate in gran numero per prevenire scontri. La piazza, blindata, ha visto sfilare i rappresentanti della Comunità ebraica – i primi, come da tradizione, a rendere omaggio ai caduti – mentre altrove la festa assumeva toni più spontanei, pur nel solco della memoria.

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