Monte Faeta, il sindaco chiede lo stato di calamità dopo l’incendio che ha devastato 700 ettari
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Redazione Interno
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Il sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, ha annunciato che nelle prossime ore verrà formalmente presentata alla Regione Toscana la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale, un passaggio tecnico-amministrativo che – se accolto – permetterà di attivare fondi e misure straordinarie per mettere in sicurezza i versanti del monte Faeta ridotti in cenere. “Dobbiamo procedere con opere di rimboschimento”, ha spiegato il primo cittadino, sottolineando l’urgenza di intervenire contro il rischio di dissesto idrogeologico in un’area che, privata della sua copertura vegetale, ora appare drammaticamente esposta a frane e smottamenti. L’incendio, le cui fiamme hanno lambito sia il versante lucchese di Santa Maria del Giudice che quello pisano di Asciano, ha lasciato una ferita profonda nel territorio: settanta chilometri quadrati di macchia e bosco ridotti a un deserto nero.
Il perimetro del rogo si estende per venti chilometri
Le operazioni di spegnimento, coordinate dal sistema regionale antincendi boschivi della Toscana, hanno richiesto giorni di lavoro continuativo, tra mezzi aerei e squadre a terra. Ora il fronte principale risulta fermo – almeno stando agli ultimi rilevamenti – e ci si è concentrati sulla fase di bonifica, che procede parallelamente anche per l’incendio divampato nell’area di Massarosa. Le cifre, tuttavia, restano imponenti: il perimetro complessivo del rogo sul monte Faeta si snoda per venti chilometri, avvolgendo una superficie stimata in circa settecento ettari. Una distesa immensa che, da ieri, non emette più fumo visibile ma che continua a covare sotto la cenere, come spesso accade in questi casi, richiedendo un monitoraggio costante per evitare riaccensioni.
La casa del vigile del fuoco distrutta: fiamme alte quaranta metri
Chi ha vissuto sulla propria pelle la notte dell’incendio, sul versante pisano, fa fatica a trovare le parole. Eppure qualcuno ci prova, raccontando di fiamme che toccavano l’altezza dei pini – almeno quaranta metri – spinte da un vento tale da piegarle verso terra come lame furiose. “In pochi istanti è bruciato tutto”, ha detto un vigile del fuoco rimasto senza casa, la sua abitazione personale distrutta dal fuoco in un lasso di tempo che lui stesso definisce irreale. L’aria diventata irrespirabile, il cielo tinto di rosso nel cuore della notte, i polmoni che bruciano a ogni respiro: sono questi i frammenti di un racconto corale che mescola paura e rabbia, mentre i residenti ancora cercano di trattenere le lacrime ripercorrendo quelle ore.
Anpana sul campo: salvati gatti, polli, anatre e galline
C’è però un’altra faccia di questa emergenza, meno raccontata ma non meno significativa: quella degli animali rimasti intrappolati tra le fiamme. L’associazione animalista Anpana Lucca ha mobilitato i propri volontari nei giorni più critici, e questi ultimi – oltre ad assistere le persone sfollate o in difficoltà – sono riusciti a mettere in salvo decine di esemplari. Gatti spaventati e impolverati, polli rintanati chissà dove, anatre e galline recuperate tra pollai semidistrutti e recinti resi irriconoscibili dal calore. Nessun gesto eroico fine a se stesso, ma un lavoro silenzioso e metodico che ha restituito un piccolo spiraglio di normalità in mezzo al disastro. Le carcasse degli animali che non ce l’hanno fatta, invece, giacciono ancora disseminate tra i rovi bruciati, in attesa di essere rimosse.




