Strage in Svezia: undici morti nella sparatoria alla scuola di Örebro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Undici persone hanno perso la vita e altre cinque sono rimaste gravemente ferite nella sparatoria avvenuta ieri nel Campus Risbergska, un centro di istruzione per adulti situato a ovest di Stoccolma, in Svezia. L’attacco, definito dal primo ministro svedese come la “peggiore sparatoria di massa” nella storia del Paese, ha lasciato una scia di dolore e interrogativi, mentre la polizia continua a indagare sul movente dell’aggressore, deceduto durante l’azione.

Secondo i primi accertamenti, il killer, un uomo incensurato che aveva cambiato nome alcuni anni fa, avrebbe agito da solo, utilizzando un’arma nascosta nella custodia di una chitarra. Dopo aver aperto il fuoco all’interno della scuola, si sarebbe tolto la vita, lasciando dietro di sé una scena di caos e terrore. Tra i testimoni, una studentessa ha raccontato di aver visto un ragazzo accanto a lei colpito alla spalla, mentre il sangue iniziava a macchiare il pavimento. Altri messaggi inviati in quei momenti disperati, come “Sono nascosto in una stanza, sparano, ti amo”, testimoniano la paura e l’angoscia vissuta da chi si è trovato coinvolto nella tragedia.

Sul luogo della strage, oggi, fiori e candele ricordano le vittime, mentre la comunità internazionale esprime solidarietà alla Svezia. Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio di condoglianze al Re di Svezia, condannando con fermezza quello che ha definito un “insensato gesto di violenza”. Le indagini, intanto, proseguono per ricostruire il profilo dell’aggressore e comprendere le ragioni che lo hanno spinto a compiere un atto di tale brutalità.

La scuola, frequentata principalmente da adulti, era considerata un luogo sicuro e aperto, lontano dai conflitti che troppo spesso segnano altre parti del mondo. Proprio per questo, la violenza che si è abbattuta su di essa appare ancora più incomprensibile, lasciando un vuoto profondo non solo tra le famiglie delle vittime, ma anche in un Paese che fatica a riconoscersi in un episodio di tale efferatezza.

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