Sparatoria alla Florida State University: due morti, il killer è il figlio di una poliziotta
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Redazione Esteri
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Una nuova strage, l’ennesima, ha insanguinato un campus universitario americano. Questa volta è toccato alla Florida State University, a Tallahassee, dove giovedì 17 aprile uno studente ventenne, Phoenix Ikner, ha aperto il fuoco uccidendo due persone e ferendone altre cinque, prima di essere a sua volta colpito dagli agenti intervenuti. Il giovane, figlio di una vicesceriffo della contea, avrebbe utilizzato l’arma della madre, recuperata sul posto dalle forze dell’ordine.
«Un giorno tragico per il nostro ateneo», ha dichiarato il rettore Richard McCullough, sottolineando il dolore per quanto accaduto. Ma le parole, per quanto commosse, suonano come un’amara litania ripetuta ormai a ogni nuova sparatoria. E mentre il campus veniva blindato e gli studenti ricevevano l’ordine di barricarsi in casa, riemergevano i dettagli sulla vita del presunto killer.
Ikner, che frequentava un gruppo volto a favorire i rapporti tra giovani e polizia, era noto per posizioni estremiste, tanto da essere stato allontanato da un’associazione studentesca dopo essere stato definito «fascista» da alcuni compagni. Le sue idee, segnate da un suprematismo radicale e da teorie cospirative, lo avevano isolato, ma non erano bastate a impedirgli di mettere le mani su una pistola. Quella stessa pistola che, invece di essere custodita in modo sicuro, è finita nelle mani di un ragazzo la cui mente era già un arsenale.




