Fontana da leggenda: 14 medaglie e sorpasso su Mangiarotti, la staffetta d'argento vale il record
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Redazione Sport
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Il boato del Forum di Assago, un boato che portava con sé anni di attesa e la speranza di un'intera nazione, ha salutato il momento in cui la storia dello sport italiano ha voltato pagina. Arianna Fontana, la pattinatrice di Bormio che ormai di Olimpiadi ne ha vissute sei, da Torino 2006 fino a questa edizione casalinga di Milano-Cortina 2026, ha trovato la forza di rialzarsi dopo la delusione del quarto posto nei mille metri e trascinare le sue compagne – Elisa Confortola, Chiara Betti e Arianna Sighel – verso un argento che pesa come l'oro. Un secondo posto, alle spalle di una squadra coreana semplicemente perfetta e davanti al Canada, che ha il sapore dell'impresa perché consegna alla valtellinese la quattordicesima medaglia olimpica della sua carriera, un bottino composto da tre ori, sei argenti e cinque bronzi.
L'eredità di un campione e la sportività della sua famiglia
Per sessantasei anni il nome di Edoardo Mangiarotti, lo schermidore capace di salire sul podio in cinque Giochi diversi dal 1936 al 1960, era rimasto stampato in cima a questa particolare classifica, quella degli azzurri con il maggior numero di metalli olimpici al collo. Un primato che sembrava intoccabile, e che invece è stato polverizzato sul ghiaccio milanese da una donna che con i pattini ha scritto pagine indelebili. E proprio dalla figlia del grande campione, Carola Mangiarotti, che di fioretto se ne intende avendo partecipato alle Olimpiadi di Montreal e Mosca, è arrivato il commento più significativo e liberatorio. “Mio padre avrebbe fatto il tifo per lei”, ha detto, togliendo ogni possibile alone di rivalità postuma a questo sorpasso. I record, del resto, ha aggiunto, “sono fatti per essere battuti, dopo 66 anni è giusto così”. Parole che profumano di sport vero, quelle della signora Mangiarotti, che ha ammesso di sentirsi quasi liberata da un evento che pian piano, gara dopo gara, è passato dall'essere improbabile a possibile, fino a diventare concreto e infine reale. Il fatto che a superare il padre sia stata una donna, poi, per lei rappresenta un'emozione aggiuntiva, un ulteriore motivo di orgoglio che va oltre il semplice dato numerico.
Una staffetta da manuale per un traguardo storico
La gara che ha consegnato la leggenda alla Fontana è stata un capolavoro di tattica e cuore. Per lunghi tratti, le azzurre hanno condotto la danza, tenendo testa alle fortissime coreane e gestendo il ritorno delle canadesi, con il pubblico in visibilio a spingerle verso una notte magica. Alla fine, la spinta in più delle sudcoreane ha fatto la differenza, ma nessuna delle pattinatrici italiane aveva motivo di recriminare: avevano appena regalato all'Italia la ventiseiesima medaglia di questi Giochi, e alla loro capitana, che nel 2019 era stata tra le ambassador della candidatura, il podio che la consacrava nell'olimpo dello sport nazionale. Dalla tribuna, a seguire l'emozione, c'erano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il ministro per lo Sport Andrea Abodi e il presidente del Coni Giovanni Malagò, tutti in piedi ad applaudire un'impresa che profuma di eternità. La carriera di Arianna, iniziata a soli quindici anni con un bronzo sempre in staffetta a Torino, si arricchisce così di un altro capitolo indelebile, confermando una longevità e una costanza ai massimi livelli che non hanno eguali nello sport italiano.
I numeri di una regina
Ripercorrendo la sua avventura olimpica, fatta di cinque cerchi e di podi in ogni latitudine, dal Canada alla Cina, dalla Russia alla Corea, ci si rende conto della dimensione del traguardo raggiunto. Arianna Fontana non è solo una fuoriclasse di short track, ma è diventata l'emblema stesso di come si possa competere con il mondo intero restando attaccati ai propri sogni. In questo 2026, oltre all'argento della staffetta che le ha regalato il record, aveva già messo al collo l'oro nella staffetta mista e l'argento nei cinquecento metri, a dimostrazione di una versatilità e una competitività che il tempo non scalfisce. Il lascito morale di Edoardo Mangiarotti, quel guardare sempre avanti e ai giovani che Carola ha voluto ricordare, trova ora una perfetta erede in questa pattinatrice che ha saputo trasformare la rabbia per un quarto posto in una delle più belle pagine di sport italiano.




