Fontana nella storia: 14ª medaglia e record azzurro, superato Mangiarotti
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Redazione Sport
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Il boato del Forum di Assago non si è ancora spento, e già il libro della storia sportiva italiana andava riscritto per l’ennesima volta, con un capitolo nuovo di zecca firmato da Arianna Fontana. La staffetta femminile di short track, composta da Chiara Betti, Elisa Confortola, Arianna Sighel e dalla capitana, ha regalato all’Italia un argento che, nella sostanza, pesa come un metallo ben più pregiato. Sul filo di lama, dopo una gara tesissima, le azzurre hanno dovuto cedere il passo alla Corea, ma hanno preceduto il Canada, saldando così il conto con l’amaro quarto posto dei 1000 metri che per la Fontana era stato un boccone difficile da digerire. È il suo terzo podio in questa edizione dei Giochi — dopo l’oro nella staffetta mista e l’argento nei 500 — ma è soprattutto la quattordicesima volta che la valtellinese sale sul podio olimpico in una carriera iniziata da bambina a Torino 2006. Un bottino da 3 ori, 6 argenti e 5 bronzi che non ha eguali nello sport italiano, estivo o invernale che sia.
Il sorpasso sul totem della scherma
L’impresa, però, è anche un’altra, e forse è quella che più di tutte resterà negli annali. Con questo argento, Fontana ha messo definitivamente nel mirino e poi superato quel totem che era Edoardo Mangiarotti, il grande schermidore che per 66 anni aveva retto il primato di medaglie olimpiche per un italiano. Le sue 13, conquistate tra il 1936 e il 1960 in spada e fioretto, sembravano un monolito incrollabile, e invece il dinamismo di una pattinatrice capace di attraversare sei edizioni dei Giochi — da Torino fino a questa Milano-Cortina, passando per Vancouver, Sochi, Pyeongchang e Pechino — ne ha scalfito la leggenda, non per offuscare un mito, ma per costruirne uno accanto. Non è un caso che Carola Mangiarotti, figlia di Edoardo e a sua volta ex fiorettista olimpica, abbia commentato il sorpasso con parole che sanno di liberazione e di rispetto insieme: ammette di averci pensato, dice, quando Fontana aveva eguagliato il record, ma ora che il momento è arrivato, prova una forte emozione, quasi catartica.
La gara e la beffa sfiorata
La dinamica della staffetta, va detto, è stata rocambolesca esattamente come ci si aspetta dallo short track, che è disciplina elettrica e imprevedibile. L’Olanda, grande favorita con le sue sorelle Velzeboer, è finita fuori gioco per una caduta spettacolare, e l’Italia ne ha approfittato, ha cambiato passo, ha sognato ad occhi aperti quando Confortola con un guizzo l’ha portata addirittura in testa. Sembrava fatta, con il pubblico in visibilio e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni — presente in tribuna con il ministro Abodi e il presidente Malagò — già pronta a esultare. Poi, però, la staffetta ha vissuto l’attimo di smarrimento: nell’ultimo cambio, la coreana, che pareva lontana, ha infilato Fontana con una traiettoria improvvisa, beffarda. Un colpo di scena che ha lasciato l’amaro in bocca per un oro sfiorato, ma che non ha minimamente scalfito la portata storica del traguardo raggiunto.
Il valore di una carriera e la continuità
C’è, in questa quattordicesima medaglia, il senso di una continuità che pochi atleti al mondo possono vantare. Vent’anni sul ghiaccio, a contendersi centesimi e posizioni con ragazze che potevano essere sue figlie, e che invece ancora faticano a scalfirne la leadership. Dopo la delusione dei 1000 metri, Fontana aveva promesso di tornare più carica di prima, e così è stato, trascinando le compagne con l’esperienza di chi ha visto e superato ogni tipo di difficoltà, compreso un infortunio che aveva reso la stagione preparatoria tutt’altro che lineare. Il boato finale, quando il risultato è stato convalidato dopo il consueto video review per controllare sportellate e irregolarità, ha certificato non solo un argento, ma l’ingresso ufficiale della pattinatrice in una dimensione che appartiene solo ai più grandi: quella degli atleti che riscrivono le classifiche di tutti i tempi. E pensare che il suo primo podio, nel 2006, arrivò proprio in staffetta, a suggellare un cerchio che oggi si chiude nel modo più scintillante possibile, con il cognome Mangiarotti definitivamente superato e un nuovo record tutto azzurro da difendere.




