Arianna Fontana, l’argento che vale un record: superato Mangiarotti, ora è leggenda dello sport italiano
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Redazione Sport
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C’è un momento, nella staffetta dei tremila metri, in cui il boato del Forum di Assago sembra poter scardinare le volte di vetro e acciaio della Milano Ice Skating Arena: è quando Elisa Confortola, con un guizzo da vera valtellinese abituata a sciare tra i larici, opera il sorpasso che proietta l’Italia in testa a quattro giri dalla fine. In quel frangente, con l’Olanda delle sorelle Velzeboer fuori gioco dopo una caduta rovinosa che ha fatto saltare la visiera del caschetto alla campionissima Xandra, l’oro sembra davvero a portata di lama. Poi, però, arriva la doccia gelida, perché lo short track è disciplina che non perdona le distrazioni e che vive di beffe consumate sul filo dei centesimi: la Corea, che fino a quel momento aveva fatto melina nelle retrovie, piazza un’accelerazione di quelle che tolgono il fiato e, a due giri dal traguardo, supera una Arianna Fontana evidentemente sorpresa dall’inserimento. L’argento, per come si era messa la gara, ha l’amaro in bocca di un’occasione mancata, ma il metallo pregiato che le ragazze si mettono al collo – Chiara Betti, Elisa Confortola, Arianna Sighel e la capitana – pesa come l’oro nella bacheca dei record, perché consegna alla pattinatrice di Berbenno la quattordicesima medaglia olimpica della sua infinita carriera, una in più di quel totem della scherma che risponde al nome di Edoardo Mangiarotti.
La notte di Milano consegna dunque agli archivi un primato che sembrava destinato a restare intonso per chissà quanti altri decenni: il leggendario schermidore, con le sue tredici medaglie conquistate in cinque edizioni dei Giochi da Berlino 1936 a Roma 1960, deve cedere lo scettro alla "regina delle lame corte", capace di salire sul podio in tutte e sei le Olimpiadi a cui ha preso parte a partire da Torino 2006, quando era soltanto una biondina di quindici anni con le trecce e il sogno nel cassetto. Per l’Italia intera, che segue queste Olimpiadi di casa con il fiato sospeso e il count-down delle medaglie ormai diventato un bollettino di guerra, vedere Arianna Fontana staccare Mangiarotti significa assistere al passaggio di testimone tra due epologie dello sport nazionale, con la consapevolezza che il traguardo potrebbe non essere ancora definitivo visto che il programma della fuoriclasse prevede ancora la prova dei millecinquecento metri. La premier Giorgia Meloni, presente in tribuna con il ministro per lo Sport Andrea Abodi e il numero uno della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò, ha assistito all’impresa lasciandosi andare a un entusiasmo genuino: "Sono emozionata – ha dichiarato la presidente del Consiglio a caldo – e sono felice di essere riuscita ad arrivare in tempo nonostante la giornata molto complessa. Questo record storico di Arianna Fontana, un’italiana, mi dà una grande carica".
La tattica, l’abbraccio con il marito e la festa con le compagne dopo il sorpasso sfumato in volata
La costruzione di questo argento affonda le radici in una strategia studiata nei minimi dettagli dallo staff tecnico, con Anthony Lobello, marito-allenatore della Fontana, a orchestrare le mosse dalla balaustra con quella calma apparente che contraddistingue chi ha già visto troppe battaglie sul ghiaccio per farsi prendere dall’ansia. La scelta di schierare la capitana in seconda frazione, e non al lancio come era avvenuto nella staffetta mista che aveva regalato l’oro all’Italia, rispondeva alla logica di voler sfruttare l’esperienza della veterana nei metri conclusivi, quelli in cui le gare si decidono e le gambe iniziano a tremare. E in effetti la tattica ha funzionato alla perfezione per venticinque giri, quando la Confortola ha piazzato la stoccata vincente portando il quartetto azzurro in testa e scatenando l’inferno sugli spalti, con trentamila persone in piedi a spingere idealmente le pattinatrici verso quel traguardo che sapeva di storia. La reazione della coreana, però, è stata quella di una squadra abituata a vincere e a non arrendersi mai: la pattinatrice asiatica, con un inserimento felino che ha colto di sorpresa la Fontana, ha ribaltato nuovamente l’ordine delle cose, lasciando all’Italia la medaglia d’argento e la consolazione, non certo di poco conto, del record e del sorpasso sul Canada che completa il podio.
La festa che ne è seguita, con Arianna che si è buttata letteralmente tra le braccia di Anthony prima di sciogliersi in un abbraccio corale con le sue compagne di squadra, racconta meglio di qualsiasi cronaca il significato profondo di questa medaglia: non soltanto un primato personale che la proietta nell’olimpo dei grandi, ma la conferma che il lavoro di squadra, nonostante le polemiche che avevano attraversato l’ambiente nei mesi precedenti, paga sempre. La Fontana, che nei giorni scorsi aveva dovuto rispondere a tono alle dichiarazioni di Pietro Sighel sulla sua presunta separatezza dal gruppo, ha chiuso la questione nel modo più elegante possibile, portando a casa un altro metallo pesante e dimostrando che i risultati, alla fine, parlano più di qualsiasi intervista. "Sono felice, è un sogno" ha commentato a caldo la campionessa con il fiatone ancora addosso, mentre le compagne le saltavano intorno in una coreografia di abbracci e sorrisi che ripagano anni di sacrifici e di allenamenti condotti spesso lontano dall’Italia, tra Bormio e la Florida, alla ricerca di quelle condizioni ottimali che solo un rapporto fiduciario con il proprio tecnico può garantire.
L’impresa delle azzurre e il nuovo volto del medagliere italiano che guarda al futuro
Quella messa in scena sul ghiaccio di Assago è stata una finale da manuale dello short track, con continui ribaltamenti di fronte e un’intensità agonistica che ha tenuto col fiato sospeso i tifosi fino all’ultimo centimetro. L’Olanda, data per favorita alla vigilia e trascinata da quella Xandra Velzeboer che aveva già vinto due ori individuali in questi Giochi, è finita clamorosamente fuori gioco a metà gara per una caduta che ha scatenato la reazione delle altre squadre. Il Canada di Courtney Sarault ha provato a inserirsi, ma la rimonta delle azzurre è stata tanto poderosa quanto sfortunata nel finale, quando l’inserimento della coreana ha vanificato il sogno dell’oro. Per Elisa Confortola, Chiara Betti e Arianna Sighel si tratta della seconda medaglia in questa rassegna dopo quella conquistata nella staffetta mista, un segnale inequivocabile della bontà di un movimento in crescita costante e capace di esprimere atlete di livello assoluto in tutte le componenti del quartetto.
L’ingresso di Arianna Fontana nella leggenda dello sport italiano, con quattordici medaglie che rappresentano un’asticella piazzata a un’altezza siderale per chiunque vorrà provare a raggiungerla in futuro, assume un significato ancora più profondo se si considera la longevità della sua carriera e la capacità di rimanere competitiva per oltre vent’anni al massimo livello. La sua prima medaglia, un bronzo sempre nella staffetta, risale al lontano 2006 quando Romano Prodi era presidente del Consiglio e il mondo dello sport italiano scopriva rapito una ragazzina prodigio capace di danzare sul ghiaccio con la grinta di un veterano. Oggi, a trentacinque anni suonati e con un palmarès che include anche tre ori individuali e cinque bronzi oltre ai sei argenti, la fuoriclasse valtellinese può guardare indietro con la consapevolezza di aver scritto pagine indelebili, ma con lo sguardo già proiettato verso la prossima gara, quella dei millecinquecento metri che potrebbe arricchire ulteriormente una collezione già di per sé stratosferica. Il pubblico italiano, intanto, continua a sognare a occhi aperti.




