Il Cremlino vieta gli orologi: la paura di un attentato isola sempre di più Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ennesimo, e forse il più simbolico, tassello del regime di sicurezza che avvolge il presidente russo è emerso da un canale Telegram indipendente, Mozhem Obyasnit, prontamente ripreso da testate come Meduza e dall’agenzia ucraina Rbc. Da metà aprile, il Servizio federale di protezione (Fso) ha aggiunto un nuovo oggetto alla lista degli strumenti proibiti durante le udienze al Cremlino: dopo il ban già consolidato dei telefoni cellulari, chiunque incontri Vladimir Putin – che si tratti di alti funzionari, guardie del o dirigenti di imprese statali – non può più presentarsi al tavolo con un orologio al polso, sia esso digitale o meccanico. Una fonte, citata dal progetto investigativo, ha confermato la stretta: la proibizione è scattata in sordina nella seconda metà di aprile, ampliando un protocollo che mira a ridurre a zero il margine d’errore nella protezione del leader del Cremlino.

L’ombra delle guerre ibride e dei colpi di stato

L’origine di questo timore, stando ai rapporti delle intelligence europee esaminati da fonti come il Financial Times e la Cnn, non è affatto generica. Il timore di un attentato – o di un colpo di stato orchestrato dall’interno delle stesse élite – si è tramutato in una psicosi concreta dopo una serie di eventi specifici. Il primo è l’effetto a catena dell’uccisione di alti ufficiali sul suolo russo, come il generale Fanil Sarvarov, la cui auto è saltata in aria a dicembre in un parcheggio di Mosca. A questo si aggiunge lo “shock” per l’operazione ucraina definita ‘Ragnatela’, che ha visto droni nemici colpire aeroporti russi ben oltre il Circolo Polare Artico, dimostrando la vulnerabilità delle linee nemiche. In questo clima di massima allerta, anche un semplice cinturino assume una valenza strategica: si teme che possa nascondere micro-trasmettitori, sistemi di localizzazione o, sulla scia di quanto accaduto in Medio Oriente con i cercapersones di Hezbollah, persino minuscole cariche esplosive.

Isolamento in un bunker e controlli capillari

L’ossessione per l’incolumità personale ha stravolto le abitudini quotidiane dell’ex agente del Kgb, che ormai da più di un anno gestisce la guerra in Ucraina senza quasi più mettere piede fuori dalle sue fortezze. Secondo fonti vicine ai servizi, Putin trascorre settimane intere in bunker modernizzati situati prevalentemente nella regione di Krasnodar, un’area costiera sul Mar Nero lontana dal trambusto di Mosca. Per mascherare questa assenza – o forse per non mostrare la fragilità del sistema – i media di Stato russi continuano a trasmettere filmati preregistrati delle sue attività di governo, creando una sorta di realtà parallela. La vita della cerchia ristretta, nel frattempo, è diventata un inferno di controlli: cuochi, fotografi e collaboratori hanno il divieto assoluto di usare i mezzi pubblici o dispositivi con connessione a Internet, e nelle loro stesse abitazioni sono stati installati sistemi di sorveglianza fissa.

Le eccezioni per il “cerchio magico”

Curiosamente, la regola degli orologi sembra avere delle eccezioni molto limitate, che rivelano la struttura paranoica ma pragmatica del potere a Mosca. Almeno per ora, il divieto non si applicherebbe al “cerchio ristretto” degli amici d’infanzia o dei soci in affari del presidente – figure come Sergej Chemezov, il capo del conglomerato militare Rostec – che vengono considerati al di sopra di ogni sospetto. Per tutti gli altri, invece, la procedura è diventata implacabile: gli agenti dell’Fso, che recentemente hanno dispiegato unità cinofile e pattuglie lungo il fiume Moscova per prevenire attacchi, richiedono la consegna dell’orologio al momento dell’accesso, annullando di fatto qualsiasi parvenza di normalità in un colloquio istituzionale.

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