Il Cremlino mette al bando gli orologi: la paura di Putin e la nuova guerra di spie tra divieti e microspie
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Redazione Esteri
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Le misure di sicurezza attorno a Vladimir Putin si sono infittite fino a lambire i confini quasi ossessivi della paranoia, se è vero che, da metà aprile, chiunque abbia un incontro con lui non può più presentarsi con un orologio al polso. A stabilirlo è stato il Servizio federale di protezione (Fso), l’articolato apparato che vigila sulla sicurezza delle massime cariche russe, mentre a divulgare la notizia ci ha pensato il canale Telegram Mozhem Obyasnit, successivamente rilanciato da testate come Meduza. Quest’ultima disposizione, che si aggiunge al divieto – già in vigore da tempo – di portare con sé i telefoni cellulari, trasforma ogni incontro nel Cremlino in una sorta di cerimoniale spoglio, dove anche l’oggetto più banale viene rimosso. Chi è il destinatario del provvedimento? La lista è lunga e variegata: ministri, consiglieri, alti funzionari governativi, guardie del, ma anche i dirigenti delle imprese statali. Non ci sono sconti nemmeno per figure di primo piano come il governatore della regione di Tambov, Yevgeny Pervyshov, o l’amministratore delegato di Kamaz, Sergei Kogogin, spesso immortalati in passato con un cronometro al polso.
Perché un orologio può diventare un'arma
La ragione alla base di questa rigidità, come si può facilmente intuire, è il timore costante di un attentato. L’ex agente del Kgb, ben conscio di come la tecnologia possa trasformare qualsiasi dispositivo in uno strumento di morte, vede negli orologi – sia digitali che meccanici – un potenziale cavallo di Troia. Secondo le valutazioni degli esperti di sicurezza citate dai media, un semplice orologio potrebbe nascondere minuscoli ordigni esplosivi, sistemi per rilasciare sostanze tossiche, o ancora, dispositivi di tracciamento satellitare utili a monitorare gli spostamenti del presidente. Non si tratta solo di evitare un “colpo” diretto: il bando serve anche a impedire la geolocalizzazione o l’attivazione di microspie ambientali, in un contesto che le cronache descrivono come una vera e propria “guerra di spie”. Il riferimento implicito, per chi ha memoria, va a episodi di cronaca internazionale recente dove l’elettronica di consumo è stata trasformata in un’arma, ma senza che sia necessario citare direttamente operazioni segrete per capire la logica che guida i solerti funzionari del Fso.
Il cerchio si stringe (ma non per tutti)
Le fotografie scattate durante le udienze più recenti sembrano confermare l’applicazione della nuova regola: collaboratori ed funzionari che siedono di fronte al presidente appaiono con i polsi nudi, un dettaglio che stride con l’abitudine di molti di loro di indossare costosi cronografi. Tuttavia, come spesso accade nei regimi di sicurezza personalistica, le regole non sono uguali per tutti. Una piccola e selezionissima cerchia di “super fedelissimi” sarebbe esente da questa misura umiliante. Tra questi spicca il nome di Sergej Chemezov, potente presidente del conglomerato statale Rostec e, soprattutto, amico di Vladimir Putin da quattro decenni. Questa esenzione, che riguarda poche altre figure di fiducia assoluta, rivela la natura profonda del provvedimento: non è solo sicurezza, ma anche un meccanismo di controllo sociale e gerarchico, dove la possibilità di tenersi l’orologio diventa un distintivo di status e di fiducia politica.
Vita da bunker e derive autoritarie
L’introduzione di questa norma rientra in un più ampio e preoccupante fenomeno di “bunkerizzazione” della vita del presidente russo. Non si tratta di un episodio isolato, ma del tassello di un mosaico che descrive un leader sempre più asserragliato. Secondo rapporti di intelligence europei, Putin trascorrerebbe ormai gran parte del tempo in rifugi sotterranei e avrebbe ridotto drasticamente le sue apparizioni pubbliche, preferendo la regione di Krasnodar alle residenze storiche di Mosca e Valdai. Lo staff più ampio, inclusi cuochi e fotografi, sarebbe sottoposto a controlli ferrei. In questo quadro paranoico, dove il tradimento può arrivare da un “ticchettio” sospetto, il Cremlino non fa che alimentare una spirale di isolamento. Se da un lato il portavoce Dmitry Peskov liquida queste notizie come "propaganda occidentale" -5, dall’altro i fatti – come la rimozione degli orologi o l’abbattimento di droni ucraini a pochi chilometri dal Cremlino – raccontano la storia di un potere che si sente costantemente sotto attacco, anche da parte di chi gli sta più vicino.




