Il Cremlino mette al bando gli orologi da polso: la paranoia di Putin e la guerra delle spie che blocca il tempo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Chi viene ricevuto da Vladimir Putin, ormai da più di un mese, è costretto a presentarsi al cospetto del leader russo senza un oggetto di uso quotidiano come l’orologio da polso. Il divieto, entrato in vigore silenziosamente nella seconda metà di aprile, è stato rivelato dal canale Telegram Mozhem Obyasnit e successivamente rilanciato da testate come Meduza, andando ad aggiungersi a una lunga lista di restrizioni che trasformano ogni incontro al Cremlino in un rituale blindatissimo. A decretare la nuova misura, che riguarda non solo membri dello staff e guardie del Corpo ma anche alti funzionari e dirigenti di aziende pubbliche, è stato il Servizio federale di protezione (Fso), l’agenzia incaricata della sicurezza delle massime cariche dello Stato.

Telefoni già nel mirino, ora tocca agli orologi meccanici e digitali

La novità, se così si può chiamare considerando il clima di sospetto che aleggia nel palazzo, segue di qualche tempo il bando dei telefoni cellulari, una misura ormai consolidata per chiunque abbia la possibilità di interagire di persona con il presidente. Una fonte citata da Mozhem Obyasnit ha spiegato che, mentre i dispositivi di comunicazione sono vietati da lungo tempo, l’elenco degli oggetti proibiti si è recentemente arricchito con gli orologi, “sia digitali che meccanici”. La scelta, a prima vista eccessiva per un osservatore esterno, si inserisce in un contesto di crescente tensione e di guerra sporca tra servizi segreti, dove un semplice cronometro, magari modificato nella sua struttura interna, potrebbe nascondere ben altro che un meccanismo per segnare il passaggio dei secondi.

Micro-ordigni e tracciamento satellitare: perché un polso nudo è più sicuro

A nutrire la paranoia del presidente – un ex agente del Kgb che conosce perfettamente le potenzialità insite nella tecnologia – è la consapevolezza che l’elettronica moderna può essere manipolata per trasformare qualsiasi device in un’arma letale. I timori espressi dai vertici della sicurezza russa, sebbene non formalizzati in documenti ufficiali visionabili, suggeriscono che un orologio potrebbe contenere minuscoli ordigni esplosivi, sistemi per il rilascio di sostanze tossiche o, in una versione meno cruenta ma ugualmente pericolosa, dispositivi di tracciamento satellitare in grado di rivelare gli spostamenti e le abitudini del presidente. Non si tratta solo di paura di un attentato dinamitardo; esiste anche il timore che la semplice visibilità dell’ora su uno scatto fotografico possa permettere a intelligence straniere di ricostruire con precisione gli orari delle riunioni private del Cremlino, violando così la segretezza dell’agenda di Putin.

Eccezioni per i fedelissimi e lo spettro dell’operazione israeliana

Come spesso accade nei regimi dove la fiducia è merce rara, anche questo bando sembra prevedere delle eccezioni. Secondo le indiscrezioni riportate dalla stampa, a essere esentati dalla consegna dell’orologio sarebbero solo i membri del cosiddetto “cerchio ristretto”, una manciata di individui considerati assolutamente fedeli al presidente. Tra questi, spicca il nome di Sergej Chemezov, potente capo del conglomerato statale Rostec e amico personale di Putin da quattro decenni, il quale potrebbe continuare a presentarsi agli incontri senza subire perquisizioni aggiuntive. Per tutti gli altri – ministri, governatori come quello di Tambov e persino i vertici di aziende come Kamaz – la regola è ferrea. Il precedente storico che aleggia su queste disposizioni, e che giustifica agli occhi dei vertici russi la lotta agli orologi, è l’operazione compiuta dai servizi israeliani contro Hezbollah, dove migliaia di cercapersone e walkie-talkie sono stati fatti esplodere simultaneamente. Nella mente dello zar, se un cercapersone può diventare una bomba, perché non potrebbe farlo un elegante orologio da polso? -6

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