La Lega apre le primarie a Milano, Salvini e Sardone in vetta. Ma il centrodestra è già in fibrillazione
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Redazione Interno
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La bomba l'ha lanciata direttamente lui, il vicepremier, in un weekend milanese che ha acceso le polveri in vista delle Comunali del 2027. Perché in una città come Milano, dove il centrodestra fatica ancora a trovare la quadra, parlare di primarie non può che scuotere gli animi. "Vista la partecipazione, le primarie potrebbero essere un buono strumento in tante altre città, laddove non c'è un candidato già scelto", ha dichiarato Matteo Salvini, segretario della Lega, dopo la due giorni di gazebo che hanno ufficialmente aperto la corsa a Palazzo Marino.
La "gazebata" e il verdetto interno
L'iniziativa del Carroccio, che ha allestito 35-38 gazebo in diversi punti della città, si è trasformata in una sorta di conta interna, un messaggio chiaro e forte, indirizzato non solo agli alleati ma anche all'interno del partito. Formalmente, si trattava di raccogliere idee e candidature per il futuro primo cittadino. Politicamente, però, l'operazione serviva a certificare una leadership e a dettare i tempi.
Il risultato è stato scontato e al tempo stesso significativo: il più votato dai militanti è stato lo stesso segretario Matteo Salvini, seguito a ruota dalla sua fedelissima Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretaria federale del partito.
"Avere più di cinquemila persone che hanno scritto 'Salvini' è motivo di orgoglio", ha commentato il leader leghista, che però ha subito messo le mani avanti: "Io sto facendo il ministro e conto di fare il ministro". Un modo, questo, per prendere le distanze da una possibile corsa a sindaco, pur rimanendo al centro del gioco. La vicesegretaria, dal canto suo, ha accolto l'investitura con cautela ma con determinazione. "Sono onorata di essere indicata dagli elettori – ha dichiarato Sardone – ma queste non erano primarie di coalizione. io ci sarò, se anche non dovessi essere la candidata, darò una mano in campagna elettorale per non far vincere la sinistra".
La scossa e il gelo degli alleati
L'obiettivo dichiarato della Lega è quello di dare una scossa al centrodestra, per evitare di ripetere l'errore delle scorse tornate elettorali, quando il nome del candidato è stato scelto troppo tardi. "Se il centrodestra si sveglia all'ultimo momento, i milanesi non ci stanno", ha tuonato Salvini, auspicando una scelta "velocemente, per me anche prima dell'estate". Ma l'idea delle primarie di coalizione, caldeggiata con forza dalla Lega e dalla stessa Sardone, non sembra riscuotere grande entusiasmo tra gli alleati.
Il primo a frenare è stato Fratelli d'Italia, con l'eurodeputato Carlo Fidanza che ha dichiarato: "Le primarie noi non le abbiamo mai fatte e riteniamo che il tavolo dei partiti sia assolutamente in grado di fare la scelta migliore". Un binario morto, insomma, che lascia intendere come il nome di Silvia Sardone, caldeggiato da Salvini, possa incontrare più di un ostacolo.
Per non parlare di Forza Italia, che guarda con interesse a profili più civici, e della possibilità concreta che il partito di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, presenti un proprio candidato, come lo stesso generale ha annunciato: "Noi a Milano ci saremo e molto probabilmente avremo un nostro candidato".
Il tavolo delle autonomie e le tensioni interne
L'iniziativa milanese, per quanto appariscente, non si esaurisce però nella partita per il Comune. Essa si inserisce in un momento politico delicato per il segretario della Lega, stretto tra la pressione esterna di Vannacci e i malumori interni al partito, in particolare da parte dell'area nordista rappresentata da governatori come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga.
La risposta di Salvini a queste tensioni è stata la creazione di una "cabina di regia" dei territori, un tavolo di coordinamento che si è riunito per la prima volta proprio in questi giorni e che coinvolge i principali esponenti del partito.
Un tentativo, questo, di ostentare compattezza e di tenere a bada le richieste di un cambio di passo. "Nessuna sommossa, nessuna rivoluzione", ha tenuto a precisare Fedriga, blindando il segretario. E lo stesso Salvini, sulle richieste di riforma federalista del partito, è stato lapidario: "Il mandato dura quattro anni, ci penseremo fra tre. Non ci sono in vista congressi, statuti o regolamenti". Un messaggio chiaro a Zaia e ai suoi sostenitori: il cambio della guardia non è all'ordine del giorno.
Resta però il nodo centrale della corsa a Milano. Con il centrodestra ancora in cerca di un candidato unitario, e con la Lega che ha messo sul piatto una rosa di nomi che include, oltre a Sardone e Salvini, anche Alessandro Morelli, Paolo Del Debbio e l'ex sindaco Gabriele Albertini, la partita è appena cominciata. L'astensione di alcuni alleati e la minaccia di Vannacci di correre in solitaria rischiano di rendere la sfida per Palazzo Marino più complicata del previsto, trasformando le primarie leghiste da strumento di ascolto a detonatore di una crisi di coalizione.




