Salvini raddoppia i vice: Vannacci e Sardone nel nuovo corso della Lega

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Matteo Salvini non si accontenta di consolidare la sua leadership, ma la rafforza con nomi che parlano chiaro: il Consiglio federale della Lega, riunitosi giovedì 15 maggio a Montecitorio, ha ufficializzato l’ingresso di Roberto Vannacci e Silvia Sardone tra i vicesegretari del partito, affiancandoli ai già confermati Alberto Stefani e Claudio Durigon. Una mossa che, più che un semplice rimpasto, sembra disegnare una strategia precisa, quella di un Carroccio che punta su volti noti – e per certi versi divisivi – per rilanciarsi nello scenario politico italiano.

Silvia Sardone, europarlamentare e già militante di Forza Italia, diventa così la prima donna a ricoprire il ruolo di vice nel partito di Salvini, posizionandosi come seconda per preferenze alle ultime Europee, dietro proprio a Vannacci. «Non intendo stare dietro le quinte», ha fatto sapere, lasciando intendere che il suo sarà un profilo attivo, legato a doppio filo al territorio. Quanto a Roberto Vannacci, l’ex generale autore del controverso "Il mondo al contrario", la nomina rappresenta un ulteriore passo nella sua rapida ascesa politica. «Molti scettici non mi conoscono davvero», ha dichiarato al Tempo, rispondendo a chi critica la sua figura. «Le scelte vere dividono, e io voglio portare le mie sensibilità nella Lega, anzi, vannaccizzarla».

Andrea Crippa, finora vice del segretario, lascia il posto ma – assicura Salvini – «resterà al mio fianco». Un passaggio di consegne che non smorza le polemiche, soprattutto per la scelta di Vannacci, la cui linea dura su immigrazione e sicurezza ha acceso dibattiti persino dentro al partito. Eppure, il generale, recordman di preferenze, incarna perfettamente quella svolta identitaria e nazional-popolare che Salvini persegue da tempo.

Quella di Firenze, dove il leader leghista è stato riconfermato segretario all’unanimità, non è stata una semplice tappa congressuale, ma l’inizio di un ridisegno. Con quattro vice al posto di due, la Lega si dota di una squadra più articolata, pronta a coprire diversi fronti: dalla battaglia in Europa, con Sardone e Vannacci, alla gestione del territorio, con Durigon e Stefani.

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