Giovanni Allevi a Verissimo: «Il mostro si è addormentato, ma ora vivo pericolosamente»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Bene, sono felicissimo di essere qui, sono emozionato». L’esordio, nella puntata del 4 aprile, è di quelli che spiazzano per la loro disarmante schiettezza: Giovanni Allevi, ospite nel salotto di Silvia Toffanin, non cerca facili pietismi né costruzioni retoriche. Il compositore, che dal 2022 convive con una diagnosi di mieloma multiplo, si presenta al pubblico con il peso specifico di una battaglia che ha segnato ogni fibra del suo Corpo, e lo fa con una lucidità che quasi taglia lo schermo. La malattia – racconta – gli ha lasciato addosso «segni indelebili»: dolore cronico alla schiena, due vertebre compromesse (fratturate, precisa lui stesso, tanto da costringerlo a portare un busto protettivo), un tremore fastidioso alle dita che complica persino l’atto più intimo e naturale per un pianista, e poi una stanchezza profonda, perenne, che accompagna ogni risveglio.

L’incubo della chemio e l’intuizione nel momento più buio

Il racconto di Allevi scivola verso il baratro senza mai cadere nello strazio gratuito. Arriva a descrivere il fondo, quel momento claustrofobico in cui, dopo un ciclo di chemioterapia, il suo peso era crollato a 63 chili e le terapie sembravano non sortire alcun effetto. «Mi trovavo in bilico tra la vita e la morte», confessa, e in quell’abisso, mentre la percezione di sé sfumava nel dolore, si è fatta strada una domanda radicale: chi sono io? Sono questo dolore, questa malattia, questa sofferenza? Oppure esiste dentro di me una dimensione che il mostro non può toccare? Da quel cortocircuito emotivo nasce la sua personale filosofia di sopravvivenza, condensata in una metafora divenuta ormai un mantra: «La sofferenza è la nuvola, ma io sono il cielo».

La musica come ancora di salvezza in corsia

A salvarlo dall’isolamento della degenza non è stata solo la forza di volontà, ma un’ancora concreta e potentissima: la composizione musicale. Allevi rivela un dettaglio intimo e folle, quasi scaramantico: fu proprio sul letto d’ospedale che decise di comporre un concerto per violoncello e orchestra, le cui sette note iniziali corrispondono alle sette lettere della parola “mieloma”. «Una follia, l’ho fatto per illudermi di avere la meglio sulla malattia – spiega – come se portassi la partitura in offerta sull’altare del mostro incurabile, con lo scopo di ammansirlo». In quella corsia, circondato da altri malati che lui definisce «guerrieri», ha ricevuto persino un applauso a sorpresa mentre era in fila per le terapie: un gesto che, a differenza dei trionfi nei teatri, ha sentito appartenere a tutti loro e che custodisce nel cuore come un talismano.

«Il mostro dorme, vivo pericolosamente»

Oggi Allevi non usa la parola “guarigione”. Il mieloma è una malattia cronica, lo costringerà a cure per tutta la vita, e lui lo sa. Ma nel suo vocabolario il cancro assume le sembianze di una belva: «Io quel mostro l’ho guardato negli occhi, non mi sono fatto intimidire: gli ho fatto le carezzine sotto al mento. Lui si è addormentato facendo fusa spaventose». È un equilibrio fragilissimo, una tregua armata. «Ora vivo pericolosamente – ammonisce – so benissimo che da un momento all’altro potrebbe svegliarsi e mangiarmi in un sol boccone, ma finché dorme io continuo». Le statistiche, ammette, non sarebbero dalla sua parte: «Il mio domani non può spingersi troppo in là nel futuro, dicono le statistiche, ma io non ci credo». E proprio in questa resistenza al verdetto dei numeri trova il coraggio di trasformare il domani in un «presente allargato», dove ogni attimo, anche quello segnato dal tremore delle mani su un palco di Stoccarda, viene vissuto come un miracolo.

Meta Description: Giovanni Allevi si racconta a Verissimo: il dolore cronico, la chemio, la paura della ricaduta e la rinascita attraverso la musica.

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