Giovanni Allevi: «Il mostro dorme, ma io vivo pericolosamente»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La musica, si sa, non guarisce le ossa fratturate né placa il formicolio alle dita che tradisce una battaglia ancora in corso. Eppure, per Giovanni Allevi – il compositore e maestro d’orchestra che sabato 4 marzo si è seduto nel salotto di Silvia Toffanin a “Verissimo” – quella stessa musica è diventata l’unico linguaggio possibile per accarezzare un mostro che, come ha confessato lui stesso, potrebbe risvegliarsi da un momento all’altro. Diagnosticato nel 2022 con un mieloma multiplo, una grave forma di tumore del sangue, Allevi non ha usato eufemismi: «Questo mostro potrebbe mangiarmi in ogni momento, ma io vivo». La frase, pronunciata senza enfasi ma con una lucidità che toglie il fiato, riassume una condizione esistenziale che il pubblico dei programmi tv raramente ascolta con tanta crudezza onesta. Perché il maestro, oggi, porta addosso segni indelebili: due vertebre fratturate che lo costringono a un busto ortopedico, un dolore cronico alla schiena, freddo improvviso e una stanchezza perenne che non lascia tregua.
Il momento più duro e la diagnosi che cambiò tutto
Quando Silvia Toffanin gli ha chiesto come stesse, Allevi non ha nascosto nulla. Il peggio – quello con la “P” maiuscola – è ormai alle spalle, ma la consapevolezza di essere stato sospeso tra la vita e la morte non lo abbandona. Il mieloma multiplo, un tumore del sangue che colpisce le plasmacellule, lo aveva portato a una lunga degenza oncologica durante la quale, ha ricordato, «ero tra la vita e la morte». Non ci sono stati giri di parole: il compositore ha descritto la fase acuta della malattia come un baratro dal quale è riemerso senza poter dimenticare del tutto il peso di quel passaggio. Il formicolio alle dita delle mani – un dettaglio che per un pianista equivale a una condanna – è diventato il promemoria quotidiano di una fragilità che non si cancella con un applauso. Eppure, Allevi ha sottolineato che nessuno può togliergli la speranza, quella stessa speranza che lo ha retto durante le notti in ospedale e che oggi lo accompagna nel ritorno graduale alla vita pubblica.
Vivere pericolosamente: il mostro addormentato e la rinascita sul palco
«Il mostro ora dorme – ha spiegato il maestro – e io vivo pericolosamente». Una dichiarazione che suona quasi come un manifesto esistenziale, lontana anni luce dalla retorica della “rinascita a tutti i costi”. Allevi ha raccontato di aver ripreso a suonare, e in quel gesto – nell’accarezzare i tasti con dita che talvolta non rispondono come dovrebbero – ha trovato una forma di resistenza quotidiana. La gioia, quella vera, non è l’euforia di chi ha sconfitto definitivamente il nemico, ma la gratitudine di chi sa che il mostro potrebbe svegliarsi e, ciononostante, sceglie di vivere. Durante l’intervista, il compositore non ha nascosto le difficoltà: il dolore cronico, la fatica, gli sbalzi di temperatura improvvisi che lo colgono senza preavviso. Eppure, in quelle stesse difficoltà, lui ha piantato un seme di normalità nuova, fatta di concerti ripensati, di pause obbligate e di una consapevolezza che prima della malattia non possedeva.
I segni indelebili della cura e la forza di una testimonianza pubblica
Quando Allevi dice «la malattia mi ha lasciato dei segni indelebili ma sto bene», non c’è contraddizione. Il “ma” è una piccola faglia lessicale dentro la quale abita tutta la complessità della sua condizione: “stare bene” non significa essere tornati come prima, ma aver imparato a convivere con una nuova geografia del. Il busto che porta sotto i vestiti, la stanchezza che arriva senza avvisare, il freddo improvviso – sono tutti capitoli di un manuale di sopravvivenza che nessuno avrebbe voluto scrivere. Eppure, Allevi ha scelto di raccontarli in tv, senza filtri, forse perché sa che la sua voce – quella di un compositore noto al grande pubblico – può restituire dignità a migliaia di malati che vivono la stessa precarietà. Non c’è autocommiserazione nel suo sguardo, ma nemmeno facili ottimismi: c’è, piuttosto, la schiettezza di chi ha guardato il mostro negli occhi e ha deciso di non abbassare lo sguardo. Oggi, con Trump di nuovo presidente degli Stati Uniti e il mondo che corre altrove, Allevi ricorda a chi ascolta che la vera politica è quella del corpo, della fragilità, del respiro che non sai se sarà l’ultimo. E che la speranza, a volte, è semplicemente accettare di vivere pericolosamente.




