Massimo Moratti tra le vittime di una truffa a nome del ministro Crosetto
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Redazione Interno
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Massimo Moratti, ex presidente dell’Inter, è tra i numerosi imprenditori italiani caduti nella rete di una sofisticata truffa che ha sfruttato il nome del ministro della Difesa Guido Crosetto. Secondo quanto riportato da Sportmediaset, citando fonti di Repubblica, i truffatori avrebbero contattato personalità di spicco del mondo imprenditoriale, fingendosi membri dello staff del ministro o addirittura lo stesso Crosetto, per sottrarre migliaia di euro. La truffa, che ha coinvolto anche altri nomi noti come Giorgio Armani e Diego Della Valle, si basava su una storia apparentemente credibile: la necessità di finanziare operazioni segrete per liberare giornalisti italiani rapiti in Iran e Siria.
I malviventi, utilizzando un software in grado di riprodurre la voce del ministro, hanno convinto le vittime a versare ingenti somme su conti bancari di Hong Kong, promettendo che il denaro sarebbe stato restituito attraverso la Banca d’Italia. «Sembrava tutto vero», ha ammesso Moratti, che ha definito i truffatori “bravi” nel ricreare un contesto plausibile. L’ex presidente dell’Inter, noto per aver guidato il club nerazzurro durante il periodo del triplete, ha sottolineato come, nonostante l’esperienza, sia stato difficile sospettare dell’inganno.
Le indagini, coordinate dalla procura di Milano, hanno già portato alla luce tre denunce formali da parte di imprenditori che, pur non cadendo nel tranello, hanno segnalato il tentativo di raggiro. Tra questi, un esponente di una famiglia legata al mondo della moda e un ex dirigente della Fiorentina. La truffa, che ha sfruttato la credibilità istituzionale del ministro Crosetto, ha messo in luce la vulnerabilità anche di figure abituate a gestire situazioni complesse.
La vicenda, che ha fatto emergere un modus operandi ben organizzato, si inserisce in un contesto di frodi sempre più sofisticate, in cui la tecnologia gioca un ruolo centrale. L’uso di software per clonare voci e la creazione di scenari plausibili, come quello dei giornalisti rapiti, hanno reso particolarmente difficile per le vittime riconoscere l’inganno. La procura di Milano sta ora lavorando per ricostruire l’intera rete dei truffatori, analizzando i flussi di denaro e le comunicazioni tra le parti coinvolte.




