World Password Day, il furto di credenziali colpisce il 67% delle aziende italiane (e la password non basta più)
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Redazione Economia
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La ricorrenza, caduta come ogni primo giovedì di maggio, porta con sé un paradosso che ormai appare insanabile. È stato infatti istituito nel lontano 2013 da Intel con l’obiettivo di mettere in guardia gli utenti, ma oggi, alla tredicesima edizione, la Giornata mondiale della password serve soprattutto a certificarne il lento declino. E lo scenario tracciato dagli esperti, alla vigilia del 7 maggio, dipinge un’Italia particolarmente esposta. Secondo un’analisi condotta dalla società di sicurezza Genetee, il furto di credenziali ha colpito ben il 67% delle aziende italiane, un dato che, rapportato al resto del continente, risulta essere praticamente il triplo rispetto alla media europea. Questi numeri, tutt’altro che astratti, raccontano di un’economia sommersa dove i codici di accesso diventano una “valuta liquida” scambiata nei mercati clandestini, mentre le tradizionali “chiavi” di metallo vengono sostituite da sequenze alfanumeriche sempre più fragili.
Il dato sorprendente sugli incidenti informatici nel 2025
Un’apparente contraddizione emerge quando si incrociano i dati relativi alla percezione degli incidenti. Lo studio della società di sicurezza rivela infatti che solo il 17% delle organizzazioni del nostro Paese ha dichiarato un aumento degli attacchi (fisici o informatici) nel corso del 2025. Una percentuale decisamente inferiore a quella registrata nel resto d’Europa, che si attesta invece al 33%. Tuttavia, guardando il dato qualitativo, l’analisi della Genetee svela una vulnerabilità strutturale profonda: oltre i due terzi delle realtà che hanno subito un attacco hanno visto compromesse le proprie credenziali (66%, contro un 25% europeo). A ciò si aggiungono incursioni DDoS capaci di mettere ko i siti (riscontrate dal 55% delle imprese italiane, a fronte del 30% Ue) e una piaga costante come il phishing, che colpisce oltre la metà del campione.
Perché le password non bastano più e il ruolo delle passkey
Se ne parla da anni, se ne è parlato anche in questa edizione del World Password Day, ma il messaggio è sempre lo stesso: è l’ora di andare oltre. A ribadirlo è Giorgio Sbaraglia, consulente di cybersecurity ed esponente del Clusit, il quale ricorda come la ricorrenza sia stata utile in passato per sensibilizzare, ma oggi occorra guardare avanti. Le passkey, ovvero quei sistemi che sostituiscono la stringa di testo con un’autenticazione basata su crittografia a chiave pubblica (legata al dispositivo personale tramite riconoscimento biometrico o pin), rappresentano il passaggio obbligato. Le credenziali tradizionali, infatti, non solo vengono rubate con facilità tramite malware o tecniche di ingegneria sociale. Esse soffrono anche di un problema di “longevità”: Anna Vaccarelli, presidente del Clusit, ha ricordato come attori avanzati (talvolta veri e propri Stati) stiano intercettando e conservando dati criptati con l’obiettivo preciso di decifrarli in futuro, quando i computer quantistici renderanno obsoleti gli attuali algoritmi di protezione.
Consigli pratici e la strada verso l’autenticazione senza password
Mentre l’ecosistema tecnologico si prepara a migrare verso l’autenticazione passwordless (o multifattoriale resistente al phishing), la vita reale ci costringe ancora a convivere con le password. Gli esperti suggeriscono quindi di abbandonare le logiche banali, come l’uso di singole parole o delle classiche sostituzioni “p@ssw0rd” che ormai i software criminali riconoscono in pochi minuti. Una strategia vincente resta quella della “passphrase”: utilizzare frasi lunghe (anche 15 caratteri o più) composte da parole inventate o da una sequenza di vocaboli senza senso logico, inframezzati da numeri e simboli, evitando accuratamente informazioni personali come date di nascita o nomi dei figli. Si tratta di stratagemmi tampone, lo si ammette, necessari per arginare un’emorragia di dati che, almeno nel nostro Paese, continua a scorrere a un ritmo triplo rispetto a quello degli altri Paesi europei.




