La battuta su Melania (“vedova in attesa”) scatena la nuova offensiva di Trump contro Kimmel, e la Casa Bianca punta ora sulle licenze Abc

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   C’è una fotografia, più di ogni altra, che restituisce il clima di questi giorni a Washington: quella della first lady, immobile accanto al marito durante la cena con i giornalisti, pochi istanti prima che gli spari interrompessero la serata. Ma il dettaglio che fa precipitare la nuova guerra tra la presidenza Trump e il comico della tarda notte non riguarda ciò che è accaduto all’hotel Hilton – bensì una battuta andata in onda in uno studio televisivo, due sere prima. Jimmy Kimmel, nel corso del suo “Jimmy Kimmel Live!”, aveva detto di Melania Trump: “È raggiante come una vedova in attesa”. E aveva aggiunto, con riferimento al compleanno della first lady (il 26 aprile), che lei lo avrebbe “festeggiato a casa, guardando fuori dalla finestra e sussurrando: ‘Cosa ho fatto?’”.

La frase, incastonata in un monologo che simulava un intervento alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca -2, avrebbe potuto restare una delle tante stilettate rivolte alla coppia, se non fosse accaduto l’imprevisto. L’uomo armato che ha cercato di forzare l’ingresso del ballroom ha trasformato quella che Kimmel stesso ha definito “una battuta molto leggera sulla differenza d’età” in un caso politico-giudiziario di prima grandezza. Da qui la reazione a catena: Melania Trump, in un post su X, ha parlato di “retorica odiosa e violenta”, sostenendo che il comico “si nasconde dietro Abc” e chiedendo alla rete di prendere una chiara posizione. Poche ore dopo, è arrivato il j’accuse del presidente: “Jimmy Kimmel deve essere licenziato immediatamente da Disney e Abc”.

L’intervento della Federal Communications Commission e la memoria del caso Charlie Kirk

Ciò che rende questa ennesima scaramuccia diversa dalle precedenti – e va detto, non è la prima volta che i Trump chiedono la testa del conduttore – è la leva istituzionale che la Casa Bianca ha deciso di azionare. Secondo quanto riportato dalla Cnn, la Federal Communications Commission (Fcc) ha infatti comunicato l’intenzione di rivedere le licenze di otto televisioni di proprietà della Disney, la società che possiede il canale Abc. Si tratta di stazioni situate in piazze strategiche come Los Angeles, Chicago, New York e Filadelfia; un’iniziativa, questa, che arriva a quasi due anni di anticipo rispetto alla naturale scadenza del rinnovo (previsto per il 2028) e che gli esperti definiscono “senza precedenti” negli ultimi quarant’anni.

Non si può comprendere la velocità di questa escalation senza riavvolgere il nastro di pochi mesi fa. Lo scorso settembre, Kimmel era già finito nel mirino dell’amministrazione per una battuta sull’assassinio di Charlie Kirk, l’attivista conservatore ucciso durante un comizio nello Utah. Allora, dopo le pressioni della Fcc guidata da Brendan Carr (uomo nominato da Trump), la Abc decise per la sospensione temporanea del programma, salvo poi riammetterlo dopo una settimana. “È un déjà-vu”, ha commentato ieri lo stesso Kimmel all’inizio del suo monologo, riconoscendo l’inquietante ripetersi dello schema: una frase, una polemica, la richiesta di licenziamento e, sullo sfondo, la minaccia di intervento governativo sulla libertà di espressione.

La difesa del comico (“Non era un incitamento”) e la replica a Melania

Nel lungo segmento che Kimmel ha dedicato alla vicenda nella puntata successiva agli spari, il 58enne ha scelto una linea difensiva chiara, articolata su due binari paralleli. Da un lato, ha rivendicato la natura tutt’altro che violenta della sua uscita, spiegando che definire Melania “vedova in attesa” era semplicemente “uno scherzo sul fatto che lui ha quasi 80 anni e lei è più giovane di me”. Una boutade, insomma, che a suo dire non rappresenta “in nessun modo un incitamento all’assassinio”. Dall’altro lato, però, il conduttore ha voluto ribaltare la prospettiva della first lady: se si vuole davvero “fermare la retorica dell’odio”, ha detto guardando dritto in camera, “penso che un ottimo punto di partenza per ridimensionarla sarebbe parlarne con tuo marito”.

Questa controffensiva retorica – il suggerimento (a veleno) che la prima a dover fare autocritica sia la Casa Bianca – rischia però di essere travolta dagli eventi. Perché mentre Kimmel parlava, la Fcc aveva già messo nero su bianco l’ordine per Disney, chiedendo di dimostrare entro trenta giorni che le sue tv rispettano i canoni dell’interesse pubblico. Gli esperti di diritto delle comunicazioni interpellati dalle agenzie sottolineano che la cancellazione delle licenze è uno strumento mai usato dalla Fcc nella sua storia novantennale -6; ma l’intimidazione, in questo caso, potrebbe funzionare ugualmente come avvertimento per tutti gli altri network. Basti pensare a ciò che è già accaduto alla Paramount, che ha recentemente interrotto il programma di Stephen Colbert dopo anni di critiche a Trump.

Un conflitto che non accenna a spegnersi tra libertà di parola e ritorsioni politiche

Al netto delle precisazioni tecniche – il Primo Emendamento protegge la satira anche quando è graffiante, e Kimmel ha avuto cura di specificare che “Trump è libero di dire quello che vuole, così come lo sono io, perché noi americani abbiamo questo diritto” – rimane sul tavolo una domanda di fondo. La battuta sulla first lady è stata davvero “oltre il limite”, come sostengono i portavoce della Casa Bianca? O si tratta piuttosto della continuazione, attraverso i sigilli della Fcc, di una ritorsione politica che ha già un precedente illustre? A complicare ulteriormente il quadro c’è la tempistica: Kimmel ha registrato il suo monologo due giorni prima dei fatti dell’Hilton. Nessuno, neppure lui, poteva sapere che un uomo armato si sarebbe presentato all’ingresso del ballroom. Eppure, in una città come Washington dove tutto diventa subito politica, la coincidenza temporale pesa quanto (e forse più) delle parole effettivamente pronunciate.

Mentre Disney si prepara a “dimostrare con i propri avvocati di aver sempre agito nel rispetto delle regole” -5, il comico ha già ricominciato a respirare l’aria già respirata lo scorso autunno: quella di un’industria dell’intrattenimento che, di fronte alla leva governativa, deve scegliere se tenere duro o cedere. D’altronde, come ebbe a dire qualcuno, certe storie si ripetono due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. Nell’America del 2026, però, con un presidente che controlla Fcc ed esecutivo, il confine tra le due è diventato più sottile che mai.

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Jimmy Kimmel nel mirino di Trump per la battuta “vedova in attesa” su Melania. La Fcc minaccia le licenze Abc-Disney, lui si difende: non era un incitamento.

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