La “vedova in attesa” e il déjà-vu: Melania Trump chiede la testa di Jimmy Kimmel
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Redazione Esteri
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Non c’è tregua nello scontro – ormai divenuto una sorta di rituale periodico – tra la prima famiglia americana e il comico notturno per eccellenza. A gettare nuovamente benzina sul fuoco è stata una battuta andata in onda durante l’episodio del “Jimmy Kimmel Live!” antecedente la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, quella stessa serata che sarebbe poi stata funestata da colpi d’arma da fuoco. Rivolgendosi alla first lady, il conduttore cinquantottenne l’aveva descritta come “raggiante come una vedova in attesa”, aggiungendo, con riferimento al suo compleanno del 26 aprile, che avrebbe trascorso la ricorrenza a casa a guardare fuori dalla finestra. Ciò che poteva apparire come l’ennesima uscita sarcastica in una lunga scia di polemiche ha subito una torsione gravida di conseguenze giudiziarie e mediatiche dopo l’irruzione armata al Washington Hilton.
La furia della first lady, quella “retorica odiosa” che non sarebbe comicità
Melania Trump, solitamente restia a commenti pubblici diretti, ha rotto il silenzio con un post su X dal tono particolarmente aspro, definendo il monologo del comico “corrosivo” e finalizzato ad “aggravare la malattia politica all’interno dell’America”. L’affondo della first lady – che ha rifiutato l’etichetta di “commedia” per le parole di Kimmel – non si è limitato a una condanna estetica, ma ha sfondato la porta della richiesta formale: “Quante volte i vertici di Abc (controllata dalla Disney) tollereranno l’atroce comportamento di Kimmel a discapito della nostra comunità? Basta, è ora che Abc prenda una posizione”. Nella sua requisitoria, la consorte del presidente ha etichettato l’umorista come un “codardo” che si nasconde dietro la copertura della rete, accusandolo di diffondere odio e retorica violenta, un’accusa che assume contorni inquietanti se riletta alla luce degli eventi successivi.
Jimmy Kimmel e il “déjà-vu” politico: la difesa dell’età e la stoccata a Donald
La risposta di Jimmy Kimmel, arrivata nella puntata successiva al tiro incrociato dei coniugi Trump, ha assunto le movenze di uno schermidore che riconosce il terreno di sfida. Con un tono volutamente dimesso – “capita a tutti di svegliarsi e scoprire che la first lady chiede il proprio licenziamento, no?” – il conduttore ha liquidato la vicenda come un “déjà-vu”, citando la sospensione già subita lo scorso settembre per le battute seguite all’omicidio dell’attivista Charlie Kirk. Spogliando la frase del suo alone più truce, Kimmel ha spiegato che si trattava di “uno scherzo molto leggero sulla differenza d’età” tra Donald (che compirà 80 anni a giugno) e Melania, giurando che non vi fosse alcuna istigazione all’assassinio: “Sono d’accordo che la retorica violenta e piena di odio sia qualcosa da rifiutare, e penso che un ottimo punto di partenza per ridimensionare la situazione sarebbe parlarne con tuo marito”. Con questa frase – che sposta l’attenzione sulle parole pubbliche del presidente – Kimmel ha tentato di ribaltare l’accusa di istigazione, rivendicando al contempo la protezione del Primo Emendamento sulla libertà di espressione.
La resilienza di un programma sotto tiro tra licenziamenti richiesti e revisioni federali
La pressione sulla Abc e sulla Disney non è stata solo verbale. Donald Trump, che da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca, ha tuonato definendo la battuta un “disprezzabile appello alla violenza” chiedendo il licenziamento immediato del presentatore, un parallelo perfetto con l’estate del 2024 quando la sua Amministrazione chiese la messa al bando del programma. A differenza del passato, però, l’intervento esecutivo minaccia di lasciare il piccolo schermo per invadere le stanze della burocrazia federale. Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, la Federal Communications Commission (Fcc) ha infatti ordinato una revisione anticipata delle licenze televisive di Disney, anticipando la scadenza naturale del 2028. Una portavoce democratica della Commissione ha già definito il provvedimento come “uno stunt politico senza precedenti”, aprendo un fronte delicato sull’intersezione tra satira, concessioni statali e potere esecutivo.




