David Gilmour compie 80 anni, la chitarra che ha dato voce ai Pink Floyd

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nato il 6 marzo 1946 a Cambridge, David Jon Gilmour si affaccia oggi agli ottant’anni con un bagaglio artistico che pesa come un macigno nella storia del rock, e non soltanto per la sua militanza nei Pink Floyd. Figlio di Douglas Gilmour, professore di zoologia all’Università di Cambridge, e di Sylvia Wilson, insegnante e montatrice per la BBC, il giovane David assorbe presto l’aria intellettuale della cittadina inglese, quella stessa aria che aveva respirato un coetaneo destinato a incrociare il suo destino: Syd Barrett. Con Barrett, e con Roger Waters, Gilmour condivide le prime scorribande musicali, vere e proprie buskerie per le strade di Francia e Spagna a suonare canzoni dei Beatles, un’esperienza formativa che cementa un’amicizia destinata a logorarsi presto. E mentre Barrett fonda i Pink Floyd, Gilmour prosegue per la sua strada con i Jokers Wild, ma il legame non si spezza, tant’è che Gilmour si trova presente in studio durante l’incisione di See Emily Play, senza però venire riconosciuto da un Syd già allora in preda ai primi sintomi di quel disagio mentale che l’uso di droghe non avrebbe fatto che esacerbare.

L’ingresso ufficiale nella band, sollecitato dal batterista Nick Mason attorno al Natale del 1967, avviene in un clima di emergenza: Barrett non è più in grado di esibirsi dal vivo, il suo comportamento è divenuto erratico al punto che, in alcune date, i compagni rinunciano persino a passare a prenderlo per portarlo ai concerti. La soluzione, inizialmente pensata come un espediente per avere un quinto membro che coprisse le parti in tournée mentre Barrett avrebbe potuto dedicarsi alla scrittura in studio, si rivela ben presto l’unica percorribile. Già il 12 gennaio 1968 Gilmour calca il palco con la formazione, e nell’aprile di quell’anno, quando la separazione da Syd viene ufficializzata, è lui a ereditare il ruolo di chitarrista e, in parte, di voce principale, traghettando la nave in acque musicali completamente diverse. Di lì a poco, il gruppo si sarebbe lasciato alle spalle il psychedelia per abbracciare quella dimensione monumentale e concettuale che li renderà immortali.

L’architetto del suono e la frattura con Roger Waters

Se Roger Waters diventa la mente pensante, il cervello politico e narrativo dei concept album, Gilmour ne rappresenta il cuore pulsante, l’anima melodica. La sua chitarra, una Fender Stratocaster nera del ’69 diventata celebre come Black Strat, non cerca la velocità fine a sé stessa, ma cesella note lunghe, vibrati ampi e bends carichi di tensione emotiva, capaci di trasformare una progressione armonica in un’esperienza sensoriale. Il produttore Bob Ezrin una volta lo descrisse con una metafora calzante: si potrebbe dare a Gilmour una ukulele e lui la farebbe suonare come una Stradivari. Basti pensare a capolavori come Comfortably Numb, dove i due assoli, uno a metà e uno in chiusura, sono entrati nell’immaginario collettivo come due dei più grandi mai eseguiti, piazzandosi al quarto posto nella classifica di Guitar World. È però a metà degli anni Ottanta che il sodalizio artistico con Waters si incrina definitivamente: nel 1985 Waters abbandona il gruppo, dichiarandolo dissolto, ma Gilmour, forte del sostegno di Mason, decide di portare avanti il nome dei Pink Floyd, innescando una battaglia legale e una faida personale che durerà decenni. Gli album pubblicati sotto la sua guida, da A Momentary Lapse of Reason a The Division Bell, dimostreranno che la band poteva ancora esistere e riempire gli stadi, sebbene con un’identità artistica diversa. La riappacificazione sul palco del Live 8 nel 2005 sembrerà un atto dovuto alla causa, ma sarà solo una tregua: negli ultimi anni le accuse incrociate, con la moglie di Gilmour, Polly Samson, che bollerà Waters come antisemita e apologeta di Putin, hanno inasprito ogni residua possibilità di reunion. Lo stesso Gilmour ha chiuso ogni porta, dichiarando senza mezzi termini che non esiste alcuna possibilità di tornare a condividere un palco con chi ritiene accettabili certe posizioni.

La seconda vita tra solismo e filantropia

Parallelamente all’impegno con i Floyd, Gilmour ha coltivato una carriera solista fatta di uscite sporadiche ma sempre di grande impatto. Il debutto omonimo nel 1978, l’anno prima di The Wall, passò quasi in sordina, ma conteneva già germi di idee che sarebbero confluite nel repertorio del gruppo, come la progressione di So Far Away che anticipava Comfortably Numb. Dopo About Face del 1984, bisognerà attendere il 2006 per On an Island, un lavoro intimo e personale che raggiunse la vetta delle classifiche inglesi, e poi Rattle That Lock del 2015, fino all’ultimo Luck and Strange pubblicato appena lo scorso anno, nel 2024, a dimostrazione di una vena creativa mai sopita. In quest’ultimo lavoro, inciso con la collaborazione dei figli e della moglie Polly, sposata nel 1994 dopo il divorzio dalla prima moglie Virginia, si avverte la serenità di chi ha accettato il proprio lascito senza esserne prigioniero. E la serenità, per uno come lui, passa anche attraverso gesti concreti: nel 2019 ha messo all’asta 126 delle sue amate chitarre, inclusa la mitica Black Strat, ricavando l’incredibile cifra di 21,5 milioni di dollari, interamente devoluti all’associazione ambientalista Client Earth. Un gesto che dice molto dell’uomo, capace di separarsi dai suoi amati “arnesi del mestiere” per finanziare una causa in cui crede, quella della lotta al cambiamento climatico, convinto che serva un mondo civile dove quelle chitarre possano continuare a essere suonate dai posteri. E chissà che, in qualche angolo del West Sussex, dove vive ritirato in una fattoria, non abbia ancora qualche strumento nascosto con cui improvvisare un blues, lontano dai riflettori e dalle polemiche con il suo vecchio compagno di strada.

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