L’Ue apre un’indagine formale su Shein: nel mirino della commissione la vendita di bambole sessuali con sembianze infantili e i meccanismi che creano dipendenza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La piattaforma di fast fashion cinese Shein, che conta circa 145 milioni di utenti mensili soltanto in Europa, è finita nel mirino della Commissione europea per una serie di presunte violazioni riconducibili al regolamento Digital Services Act, il pacchetto normativo che impone alle grandi piattaforme digitali obblighi stringenti in materia di trasparenza, gestione dei rischi e responsabilità sui contenuti. L’indagine, formalmente avviata oggi dall’esecutivo comunitario, si sviluppa su tre distinti filoni d’inchiesta -1-4. Il più delicato, emerso dopo le segnalazioni giunte dalle autorità francesi lo scorso autunno, riguarda l’efficacia dei sistemi implementati dall’azienda per impedire la commercializzazione di prodotti illegali nel territorio dell’Unione, con un focus specifico su quelli riconducibili a materiale pedopornografico – categoria all’interno della quale rientrerebbero le bambole sessuali dall’aspetto infantile -4-10. A questi addebiti si aggiungono i sospetti legati alla cosiddetta progettazione che crea dipendenza, una pratica che, attraverso l’assegnazione di punti e ricompense, spingerebbe gli utenti a un coinvolgimento continuo e potenzialmente compulsivo, sollevando interrogativi sulla tutela del benessere dei consumatori e sulla protezione dei minori -3-6.

I tre pilastri dell’inchiesta: prodotti illegali, algoritmi opachi e gamification

L’istruttoria, che sarà condotta in via prioritaria e con il supporto del coordinatore irlandese dei servizi digitali (Coimisiún na Meán), data la sede europea della società a Dublino, non si limita all’esame dei controlli sulla merce fuorilegge. La Commissione intende vederci chiaro anche sui sistemi di raccomandazione utilizzati da Shein per suggerire articoli agli utenti, algoritmi che, secondo le accuse, mancherebbero della necessaria trasparenza; il Dsa, infatti, obbliga le piattaforme a rendere pubblici i parametri principali su cui si basano tali meccanismi e a offrire agli iscritti almeno un’opzione di navigazione che non si fondi sulla profilazione dei dati personali -1-9. Il terzo ambito d’indagine riguarda invece le caratteristiche intrinseche dell’interfaccia: l’utilizzo di elementi tipici della gamification, come l’accumulo di punti, potrebbe configurare una violazione delle norme che impongono di valutare e mitigare i rischi sistemici connessi alla progettazione del servizio -3-8.

Il caso francese e i test sui prodotti: l’antefatto dell’indagine

A gettare luce sulla vicenda è stato il portavoce dell’esecutivo comunitario, Thomas Regnier, nel corso del consueto briefing con la stampa. Regnier ha ricordato come, a monte della decisione di Bruxelles, vi siano state non soltanto le tre richieste formali di informazioni inoltrate all’azienda tra il giugno 2024 e il novembre 2025, ma anche i risultati di un’operazione di acquisto in incognito condotta su prodotti destinati all’infanzia -2-4. I test avrebbero rivelato che nessuno dei ventisette giocattoli esaminati, pensati per bambini al di sotto dei tre anni, risultava conforme agli standard di sicurezza imposti dalla normativa unionale. A questi elementi si sommano i fatti accaduti in Francia lo scorso ottobre, quando le autorità locali avevano segnalato alla procura la presenza sulla piattaforma di bambole dalle fattezze infantili, oltre ad armi camuffate da attrezzatura da campeggio e farmaci venduti illegalmente; episodi che avevano poi spinto la stessa azienda a imporre un bando globale sulla vendita di tutte le tipologie di sex doll -5-10.

Poteri e possibili sviluppi del procedimento formale

L’avvio del procedimento formale, che non ne pregiudica l’esito finale, attribuisce ora alla Commissione poteri più incisivi: l’autorità potrà raccogliere ulteriori prove, inviare nuove richieste di informazioni, condurre audizioni e, nei casi più urgenti, adottare misure provvisorie per bloccare sul nascere le pratiche ritenute dannose -1-7. Non è escluso che, nel corso dell’istruttoria, Shein possa presentare impegni formali per sanare le criticità contestate, una strada che porterebbe alla chiusura del procedimento senza l’accertamento di una violazione. Qualora invece emergessero responsabilità, l’azienda rischierebbe sanzioni pecuniarie fino al sei per cento del fatturato mondiale annuo, una prospettiva che potrebbe tradursi in diversi miliardi di euro. La società, dal canto suo, ha già fatto sapere di aver intensificato gli investimenti per rafforzare la conformità al Dsa, sottolineando di aver implementato soluzioni avanzate per la verifica dell’età e di aver potenziato le tutele per gli utenti più giovani -5-10.

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