Tensione a Jenin, Tajani condanna: "Israele apra un’indagine"
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Redazione Esteri
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"È inaccettabile, una violazione palese del diritto internazionale". Con queste parole, asciutte e senza ambiguità, il vicepremier Antonio Tajani ha reagito all’episodio avvenuto ieri nei pressi del campo profughi di Jenin, dove l’esercito israeliano ha esploso alcuni colpi d’arma da fuoco in direzione di un convoglio diplomatico. A bordo dei veicoli, tra gli altri, c’era il viceconsole italiano Alessandro Tutino, parte di una delegazione internazionale in visita in Cisgiordania.
Le forze armate israeliane – che hanno giustificato i sette colpi come "avvertimento", sostenendo che il gruppo avesse deviato dal percorso concordato – non hanno causato feriti, ma il gesto ha sollevato un’ondata di polemiche. Il ministero degli Esteri italiano, rivolgendosi all’ambasciatore israeliano, ha parlato di "condotta inaccettabile", sottolineando come l’episodio rappresenti una grave violazione delle norme che regolano le relazioni diplomatiche.
Benjamin Netanyahu, da parte sua, ha definito l’accaduto un "errore", ribadendo che Israele "non prende di mira civili o diplomatici". Ma le sue parole sono arrivate dopo un duro attacco verbale contro Emmanuel Macron, il premier canadese Justin Trudeau e il laburista britannico Keir Starmer, accusati di schierarsi "dalla parte sbagliata della giustizia". Intanto, il premier israeliano ha confermato di aver ricevuto il sostegno di Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, sugli obiettivi militari a Gaza.
Quello di Jenin non è un caso isolato. Negli ultimi mesi, le operazioni delle forze israeliane in Cisgiordania hanno spesso suscitato proteste, con episodi che hanno coinvolto anche osservatori internazionali. Se l’intento dei militari era quello di disperdere la comitiva – come suggeriscono fonti locali – il metodo scelto rischia di alimentare ulteriori tensioni, in un contesto già segnato da violenze e repressione.




