Paolo Jannacci e le scimmie che ci abitano dentro: «Sanremo? Non mi hanno risposto»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Scimmie ovunque» è il nuovo album di inediti di Paolo Jannacci, in uscita il 16 ottobre per Ala Bianca Records con distribuzione Warner/Fuga. Undici brani scritti in gran parte con Paolo Re, frutto di un lavoro durato sei anni, in cui il cantautore milanese mette in musica le sue paure e le sue debolezze. Le scimmie del titolo, spiega, sono «l'esteriorizzazione delle mie paure», figure che appaiono simpatiche ma nascondono una carica di pericolosità, perché rappresentano la tentazione di regredire verso un egoismo rabbioso, verso quello che eravamo prima di evolverci.

L'ironia come passepartout per temi scomodi

Nel disco convivono critica sociale e sentimenti personali, con brani che affrontano il femminicidio, le morti sul lavoro, la tossicodipendenza e il politicamente corretto. Un equilibrio tra serietà e leggerezza che Jannacci attribuisce a un retaggio preciso: «L'ironia è diventata la mia arma, il mio chiavistello, il mio passepartout per affrontare temi difficili», racconta, precisando di averla appresa osservando il padre Enzo e, prima ancora, la lezione di Dario Fo.

«Bisogna ridere dei guai anche per non piangersi addosso e guardare in faccia il dolore», osserva, spiegando che la risata non serve a negare i problemi ma a renderli raccontabili.

Il singolo con Elio e la critica all'autocensura

Il brano che anticipa l'album è «Politically Topless», realizzato con Elio e disponibile in radio e in digitale dal 2 ottobre. Scritto dallo stesso Jannacci con Emiliano Bassi, Stefano Belisari e Paolo Re, il pezzo affronta il tema dell'autocensura e della paura di offendere, rivendicando la libertà di esprimere un pensiero personale anche attraverso l'errore. «Siamo così spaventati dall'offendere qualcuno, o fare una brutta figura, che smettiamo di produrre un pensiero personale critico e suggestivo», ha dichiarato l'artista.

Nel videoclip, diretto da Luca Tartaglia e girato al Multiset Studio di Milano, l'uso volutamente grezzo e sproporzionato dell'intelligenza artificiale diventa a sua volta uno strumento di critica: «Non volevamo che le immagini fossero sostitutive, ma che criticassero e mostrassero quanto è facile l'omologazione al sistema», ha aggiunto.

Un omaggio a Enzo Jannacci, tra cover e ricordi

Il legame con il padre attraversa tutto il progetto. Jannacci ha recuperato «Due gelati», canzone d'amore di Enzo del 1987 che non aveva ottenuto il successo sperato e che il padre considerava un cruccio personale. L'ha riletta con Emiliano Bassi in una veste nuova, più brillante. All'omaggio musicale si aggiunge «Enzo, l'incrocio e tutto il resto», un brano in cui Jannacci raccoglie immagini e ricordi legati al padre, scomparso nel 2013. «Ci sono immagini che mi tengo dentro e che gli ho voluto dedicare», ha spiegato.

Nel disco compare anche «L'uomo nel lampo», scritta con Stefano Massini e già presentata come ospite al Festival di Sanremo nel 2024, dedicata al tema delle morti sul lavoro.

Il silenzio di Sanremo e lo sguardo sul presente

Sul capitolo Sanremo, Jannacci non nasconde una punta di amarezza: due brani poi confluiti nell'album, «Scimmie ovunque» e «Il giorno prima», erano stati inviati nei mesi scorsi, ma non hanno ricevuto alcun riscontro. «Mi piacerebbe molto», ha confessato, spiegando che l'assenza di risposta lo ha spinto a non congelare l'uscita del disco. Il suo sguardo sul presente resta però lucido e preoccupato: la più grande paura, dice, è «cadere nella distopia di tutti contro tutti e, in questo modo, involvere nei primati da cui ci siamo evoluti».

Una preoccupazione che attraversa i testi dell'album e che Jannacci traduce in musica senza rinunciare alla cura della forma: «Il bello stile esiste ancora, l'estetica per me è fondamentale», sottolinea.

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