La guerra in Iran prosciuga gli arsenali Usa, e Washington avverte i suoi alleati: stop alle consegne dei missili
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Redazione Esteri
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I calcoli di Donald Trump, a oltre un anno dalla sua rielezione alla Casa Bianca, si sono rivelati profondamente errati. L’operazione militare contro l’Iran, che doveva essere rapida e chirurgica, si è trasformata in un logorio che sta mettendo in ginocchio le riserve strategiche degli Stati Uniti. Il risultato, oggi, è una catena di approvvigionamento che affonda sotto il peso di un conflitto molto più costoso del previsto, costringendo il Pentagono a fare i conti con una realtà scomoda: le scorte di missili sono esaurite e le forniture agli alleati subiranno ritami epocali.
L’avvertimento ai partner europei
Secondo quanto ricostruito dal "Financial Times", che cita nove fonti informate sulla materia, Washington ha ufficialmente avvertito diverse nazioni europee, tra cui il Regno Unito, la Polonia, la Lituania e l’Estonia, di prepararsi a lunghi ritardi nelle consegne di armamenti. La comunicazione, partita direttamente dagli uffici del Pentagono, riguarda in particolare diversi sistemi missilistici cruciali per la difesa del Vecchio Continente. Non si tratta di una punizione politica, come qualcuno potrebbe affrettarsi a pensare, ma di una necessità logistica dettata dallo stato d’emergenza dei magazzini militari statunitensi; gli stessi che, nelle ultime settimane di guerra, hanno visto i loro livelli crollare a ritmi insostenibili. A finire nel mirino dei tagli forzati ci sono sistemi chiave come i missili per gli HIMARS e i NASAMS, scorte che dovranno essere ricostituite prima di poter pensare a nuovi imbarchi verso i partner.
L’illusione di una guerra a basso costo
L’amministrazione Trump, stands a quanto si legge nell’analisi pubblicata dal quotidiano economico, avrebbe completamente sbagliato i conti in sede di pianificazione strategica. L’idea di fondo, quella di un’operazione limitata che consumasse risorse in modo contenuto, si è scontrata con la dura realtà del campo di battaglia. Uno studio del Center for Strategic and International Studies (CSIS), ripreso da diverse testate internazionali, ha quantificato il disastro: le forze armate statunitensi hanno consumato quasi il cinquanta per cento dei loro missili intercettori Patriot, oltre la metà dei sistemi THAAD e una percentuale massiccia dei Precision Strike Missiles. Questo consumo massiccio, che riguarda anche i Tomahawk e i JASSM, ha creato una situazione di vulnerabilità, specialmente in un momento storico in cui le tensioni globali non accennano a diminuire.
Il mercato delle soluzioni low cost per Israele
Proprio mentre gli alleati europei tremano per i ritardi, la macchina bellica americana cerca di tamponare le falle con soluzioni alternative per il fronte mediorientale. In una nota del Dipartimento di Stato, resa pubblica in queste ore, si apprende che Israele ha avviato l’acquisto di diecimila kit del cosiddetto "Advanced Precision Kill Weapon System" (Apkws). Si tratta, spiega il quotidiano "Haaretz", di sistemi a basso costo progettati per intercettare droni, una minaccia che si è rivelata letale per le truppe israeliane. Questi kit, trasformando i missili terra-aria non guidati in munizioni a guida di precisione, sono efficaci contro i velivoli senza pilota di fabbricazione iraniana come gli Shahed, ma presentano un limite tecnico non indifferente: non sono progettati – e dunque risultano inefficaci – contro i droni più piccoli lanciati da Hezbollah, quelli che oggi rappresentano lo spauracchio principale per i soldati dell’Idf in azione nel Libano meridionale.
L’impatto sul sistema delle alleanze
Le ripercussioni di questa carenza si fanno sentire su scala globale, minando la credibilità della "superpotenza" come fornitrice di sicurezza. Il Pentagono ha dovuto infatti razionare le esportazioni, sguarnendo di fatto il fronte europeo per concentrare le poche risorse rimaste. Le conseguenze di questa eccessiva spesa bellica, come noto, non riguardano solo i magazzini, ma la pianificazione strategica futura: senza missili, anche l’ipoteca tecnologica più avanzata perde il proprio potere deterrente. Mentre gli Stati Uniti cercano di ricostruire le loro scorte – un processo che gli analisti stimano potrebbe durare anni – i paesi alleati si trovano nella condizione di dover riconsiderare le proprie dipendenze militari, consapevoli che la macchina da guerra americana, in questo momento, viaggia a rilento.




