Guerra in Iran, il conflitto ha prosciugato gli arsenali missilistici americani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre non è chiaro quale sarà il destino delle trattative di pace tra gli Stati Uniti e l’Iran dopo che il presidente Trump ha cancellato il viaggio dei suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner in Pakistan per i colloqui, è emerso un dato che mostra l’impatto del conflitto sulle scorte belliche di Washington. La guerra infatti, secondo quanto riportato dal New York Times e da un’analisi del Center for Strategic and International Studies (Csis), avrebbe assorbito una quota significativa, se non critica, delle munizioni a disposizione dell’esercito americano, con un consumo che ha sorpreso persino i vertici del Pentagono. Il conflitto contro le milizie iraniane, proseguito per diverse settimane ad alta intensità, ha costretto gli Stati Uniti a fare largo uso di quegli armamenti a lungo raggio e di precisione progettati, in origine, per un eventuale scontro con una potenza paritetica come la Cina.

Un’industria che non tiene il passo: la “fragilità industriale” secondo Pechino

La Cina, osservatrice attenta e interessata di questo logoramento, ha tratto le sue conclusioni. Gli analisti militari di Pechino, come riportato da fonti vicine ai think tank del partito, hanno individuato quella che considerano la vera vulnerabilità strutturale di Washington e non è di natura tecnologica, bensì industriale. La difficoltà reale per gli Stati Uniti, spiegano, risiederebbe nell’incapacità di sostenere conflitti prolungati ad alta intensità dove il consumo di armamenti supera costantemente la capacità di rimpiazzo.

In questi due mesi di operazioni, gli Stati Uniti avrebbero letteralmente “bruciato” una quantità impressionante di risorse strategiche. Secondo le stime diffuse, sarebbero stati impiegati più di mille missili da crociera stealth JASSM-ER e almeno lo stesso quantitativo di Tomahawk, una cifra che equivale a circa dieci volte il numero di pezzi che l’industria bellica americana è in grado di produrre in un intero anno. A questi si aggiungono anche oltre mille missili PrSm e Atacms, senza dimenticare le spese folli per la difesa aerea, con circa 1.200 intercettori Patriot lanciati per intercettare droni e missili nemici. Ciascuno di questi Patriot ha un costo che si avvicina ai quattro milioni di dollari, una cifra spropositata se paragonata a quella dei bersagli che dovevano abbattere.

L’effetto “Cina”: le scorte per il Pacifico sono state usate in Medio Oriente

La decisione di dirottare gran parte di questi assetti dal teatro del Pacifico a quello del Centcom, dove operano le forze contro l’Iran, ha conseguenze geopolitiche immediate. La disponibilità di questi armamenti stealth, pensati per violare le difese aeree nemiche in caso di guerra con Pechino o Pyongyang, si è ridotta a livelli preoccupanti.

Analisti del Csis avvertono che, sebbene il Pentagono cerchi di minimizzare, la situazione è talmente grave che il Pentagono ha dovuto avviare contatti straordinari con colossi dell’automobile come General Motors e Ford. L’obiettivo, spiegano, è esplorare la possibilità di convertire le linee di produzione civili per accelerare la ricostruzione degli arsenali, un processo che in condizioni normali richiederebbe dai uno ai quattro anni, un lasso di tempo enorme che espone il paese a rischi significativi in altre aree del globo.

Il conto salato di una guerra asimmetrica

Quanto accaduto in Iran rappresenta forse il primo vero banco di prova per la dottrina militare americana del XXI secolo, messa alla prova da un conflitto prolungato contro un avversario determinato. La supremazia aerea resta un privilegio importante, spiega un’analisi del quotidiano tedesco Welt, ma il conflitto dimostra che questo equilibrio è cambiato. La quasi totale indisponibilità di bombe a gravità a basso costo, dovuta alla necessità di colpire da distanze di sicurezza per evitare le difese antiaeree iraniane, ha costretto i comandi americani a fare affidamento quasi esclusivo sui vettori a lungo raggio. Questi ultimi sono il gioiello della corona, ma la loro produzione è lenta e complessa. Il conto, a questo punto, lo sta pagando la strategia di proiezione globale degli Stati Uniti: lo stock di munizioni “per la festa della Cina” è stato letteralmente prosciugato nella “festa” in Iran.

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