Iran, gli usa hanno svuotato gli arsenali di missili: bruciati miliardi di dollari in un mese di guerra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dall’inizio del conflitto con l’Iran, ormai poco più di un mese fa, gli Stati Uniti hanno letteralmente prosciugato i propri arsenali strategici. A rivelarlo è il New York Times, che cita analisi interne del dipartimento della Difesa – successivamente confermate da fonti del Congresso – sottolineando come il consumo di munizioni ad alta tecnologia abbia raggiunto livelli talmente insostenibili da mettere a repentaglio la prontezza operativa di Washington in altri teatri di crisi. Non è solo una questione di numeri, sebbene questi impressionino: si tratta di miliardi di dollari letteralmente “bruciati” in poche settimane, con la conseguenza, non secondaria, che missili e bombe sono stati spostati da basi in Asia e in Europa per essere riorientati verso il Medio Oriente.

Missili stealth e Tomahawk: un patrimonio industriale divorato

Secondo le stime diffuse dal quotidiano americano, gli Stati Uniti hanno impiegato circa 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio, quelli che un tempo definivamo – a ragion veduta – come il fiore all’occhiello per una guerra contro la Cina. A questi si aggiungono 1.000 missili Tomahawk: un numero, quest’ultimo, che corrisponde a circa dieci volte la quantità acquistata mediamente ogni anno in tempo di pace. Lo smantellamento di queste scorte, accumulate nel corso di decenni, è avvenuto in poco più di trenta giorni. Né va dimenticato il pesantissimo impiego di sistemi antibalistici: 1.200 missili intercettori Patriot, ciascuno dei quali – come precisa il New York Times – costa oltre 4 milioni di dollari. Per rendersi conto del paradosso, basti ricordare che nel corso dell’intero 2025 ne erano stati prodotti solo 600.

L’allarme di Gaiani e il rischio per la prontezza globale

A gettare ulteriore luce sulla questione è intervenuto Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, il quale ha ricordato a TGCOM 24 come il suo stesso centro di studi avesse già segnalato il problema lo scorso 7 marzo, quando nessuno ancora immaginava una voragine di questa portata. «Le forze americane senza missili – ha sottolineato – non sono un’ipotesi fantapolitica, ma un rischio concreto dopo un mese di conflitto contro l’Iran». Non si tratta, va detto, di una valutazione isolata: le stesse fonti del Congresso che hanno parlato con il New York Times confermano che i vertici militari sono in allarme perché la guerra ha svuotato i cruciali, costosi arsenali pensati per durare anni. Di fatto, la capacità di rispondere a un’eventuale escalation altrove – nel Pacifico o in Europa – è stata drasticamente ridotta.

Un mese di guerra, un’industria che non tiene il passo

La produzione non riesce a stare al passo con il consumo. I 1.200 Patriot utilizzati rappresentano più del doppio di quanto l’industria bellica statunitense sia riuscita a produrre nell’intero 2025. Né va sottovalutato l’impiego di un migliaio di missili di precisione e missili terra-aria, che ha ulteriormente depauperato le riserve. Il quadro che ne emerge, per chi segue i bilanci della Difesa, è quello di una macchina da guerra che sta letteralmente bruciando il suo futuro industriale per sostenere il presente operativo. E mentre i responsabili politici a Washington evitano di quantificare pubblicamente il conto – parliamo di decine di miliardi di dollari volatilizzati – i vertici militari sanno bene che ricostruire queste scorte richiederà anni, presumibilmente un lustro, e fondi che al momento nessuno ha stanziato. Il conflitto con l’Iran, insomma, ha già cambiato gli equilibri interni alla potenza americana: non sul campo, ma nei magazzini.

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