Mattarella: l’eredità di Falcone e Borsellino è un patrimonio della democrazia
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto ricordare il 23 maggio – una data che, come ha scritto in una dichiarazione ufficiale in occasione della “Giornata della legalità”, ha segnato indelebilmente la storia d’Italia – con parole che restituiscono tutto il peso di quella strage. La bomba sull’autostrada A29, nei pressi di Capaci, non fu solo un agguato: fu, a suo giudizio, “un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”. Un’azione tra le più sanguinarie mai concepite dalla disumanità mafiosa, capace di colpire non tanto un uomo, quanto le fondamenta stesse dello Stato.
Il patrimonio etico di due magistrati
“L’eredità di Falcone e Borsellino”, prosegue il capo dello Stato, “costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene alla nostra democrazia”. Un pegno, questo, consegnato anzitutto a chi quella strage non l’ha vissuta: le generazioni più giovani. Perché Giovanni Falcone, e con lui Paolo Borsellino, hanno insegnato che la mafia finirà, ma solo a determinate condizioni. Servono istituzioni salde, azioni di contrasto efficaci e coerenti, e un impegno educativo capace di restituire fiducia in un domani da costruire insieme. Nessuna retorica, nel suo messaggio: si tratta di un meccanismo preciso, quasi asciutto, che lega la lotta alla criminalità organizzata alla tenuta civile del Paese.
Il primo pensiero per le vittime di Capaci
Nell’anniversario, il primo pensiero di Mattarella va, commosso, a Giovanni Falcone, a sua moglie Francesca Morvillo – anch’ella magistrato – e agli uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Tutti barbaramente uccisi in quel tragico giorno del 1992. La loro memoria, come ha ricordato il presidente, è parte integrante del racconto repubblicano: la strage di Capaci non fu solo un massimo di violenza, ma anche un tornante decisivo. Da lì, infatti, prese una riscossa civile che ancora oggi, a oltre trent’anni di distanza, cerca risposte.
Memoria e giovani: gli incontri a Parma
Lontano da Roma, la fondazione Giuseppe Costanza Ets di Palermo ha portato il ricordo di Falcone anche a Parma, organizzando due momenti pubblici: uno la mattina al Paganini, l’altro nel pomeriggio in Pilotta. Un’occasione di confronto, in particolare con gli studenti e le nuove generazioni, per ribadire un concetto semplice quanto radicale: “Non si può e non si deve dimenticare”. In quella sede, l’ex magistrato Palermo ha aggiunto una considerazione che non passa inosservata – “Siamo ancora lontani dalla verità” – lasciando intendere come le ferite di quella stagione, nonostante le inchieste e i processi, non siano ancora del tutto rimarginate. Nessuna conclusione, nessuna facile pacificazione: solo la necessità di continuare a chiedere, a scavare, a ricordare. Perché, come ha lasciato scritto Mattarella, la democrazia si misura anche su questo.




