Bimbo di due anni e mezzo muore dopo intervento al braccio a Rovigo, la famiglia denuncia: «Era entrato saltellando»
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Redazione Interno
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È entrato in ospedale sorridendo, forse ignaro della sorte che lo attendeva, e ne è uscito senza vita poche ore più tardi. Questa, in estrema sintesi, la tragica parabola che ha spezzato l’esistenza di Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik, un bambino di due anni e mezzo di origini egiziane, da tempo residente con la sua famiglia a Salsomaggiore, in provincia di Parma. La sua morte, avvenuta martedì scorso al termine di un intervento chirurgico considerato di routine, ha gettato nello sconforto più assoluto i suoi cari, i quali – dopo aver ricevuto rassicurazioni che non vi fossero pericoli – hanno deciso di non tacere e di chiedere ufficialmente giustizia.
Un’operazione programmata in un centro d’eccellenza
Il piccolo era stato ricoverato presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo, struttura nota per essere un centro d’eccellenza nella cura delle lesioni congenite del plesso brachiale. Proprio di una tale patologia Adam soffriva: una lesione al plesso brachiale destro che coinvolgeva spalla, gomito e mano, e che non aveva risposto adeguatamente alle terapie conservative precedentemente tentate. L’intervento, programmato da tempo, mirava a risolvere quella menomazione; i medici avevano descritto la procedura come priva di rischi significativi, tanto che – stando al racconto dei familiari – nessuno aveva prospettato scenari drammatici. Lo zio del bambino, Gouda, ha dichiarato senza mezzi termini: «Ci era stato assicurato che non c’erano pericoli».
L’arresto cardiaco in sala operatoria e il trasferimento a Padova
In sala operatoria, tuttavia, qualcosa è andato storto. Durante l’operazione, il cuore del bimbo ha smesso improvvisamente di battere, costringendo l’équipe medica a tentare una rianimazione d’urgenza. Le manovre hanno forse guadagnato un margine di tempo prezioso, ma non abbastanza da scongiurare l’esito fatale. Adam è stato quindi trasferito d’emergenza in ambulanza all’ospedale di Padova, dove i sanitari – nonostante gli sforzi profusi – hanno dovuto constatare che per lui non c’era più nulla da fare. La speranza dei genitori, quella di vederlo tornare a casa più sano di prima, si è infranta in poche ore, lasciando spazio soltanto a un dolore incommensurabile e a una rabbia che chiede risposte.
La denuncia alla procura e la veglia annunciata
I genitori di Adam, senza più lacrime forse, hanno presentato una denuncia alla procura di Padova, affidando ai magistrati il compito di fare piena luce su quanto accaduto in quella sala operatoria. La loro richiesta è semplice nelle forme ma pesante nel contenuto: vogliono la verità, non solo per sé stessi ma anche per restituire un senso a una morte che giudicano inspiegabile. «È entrato in ospedale saltellando e ridendo», ha ricordato il padre, sottolineando il contrasto lacerante tra l’allegria del figlio prima dell’intervento e l’esito finale. Nel frattempo, un’iniziativa pubblica ha preso forma: domenica 19 aprile, alle ore 10:30, una veglia pacifica si terrà proprio davanti all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo. Un gesto silenzioso e dignitoso, voluto dalla famiglia e da quanti intendono manifestare la loro vicinanza senza cedere a facili clamori, nella speranza che quel dolore privato possa almeno tradursi in un accertamento rigoroso dei fatti.




