Morte di Adam dopo l’intervento al braccio, il silenzio dell’ospedale e le domande dei genitori
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Redazione Interno
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Il piazzale antistante l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo si è trasformato, ieri mattina, in un luogo di dolore trattenuto a fatica, dove la richiesta di verità si è fatta strada tra striscioni e cori a gran voce. Circa duecento persone, molte delle quali arrivate a bordo di due pullman e decine di auto mobilitatesi dal Veneto, dalla Lombardia e persino dall’Emilia Romagna, hanno dato vita a un presidio carico di significato per chiedere giustizia per il piccolo Adam Mohamed Abdelmoeti Ibrahim Seddik, il bambino di due anni e mezzo il cui cuore si è fermato dopo un’operazione ritenuta di routine. Era martedì scorso quando, durante un intervento chirurgico al braccio, il piccolo ha accusato un arresto cardiaco improvviso; trasportato d’urgenza in ambulanza all’ospedale di Padova, punto di riferimento per le emergenze pediatriche del territorio, Adam non ce l’ha fatta, spegnendosi poco dopo l’arrivo.
L’autopsia come unica chiave di volta e il nodo del trasporto
La salma del bambino, che risiedeva con la famiglia nel Parmense dove il padre lavora in un macello industriale, è attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’esame autoptico fissato per mercoledì. Sarà proprio l’autopsia, come spesso accade in questi drammi della cronaca sanitaria, a dover cristallizzare gli elementi tecnici necessari per capire se quella tragedia potesse essere evitata o se, al contrario, si sia trattato di un evento imprevedibile. A rendere più aspro il clima di sfiducia, però, ci sono i dubbi sollevati dalla famiglia riguardo alle tempistiche del trasporto: perché non è stato attivato l’elisoccorso, magari più rapido, invece di un’ambulanza costretta a percorrere oltre quaranta minuti di strada tra traffico e cantieri? I genitori di Adam, che hanno già presentato denuncia ai carabinieri di Padova, si interrogano su ogni singolo passaggio di quella mattina, compresa la fase pre-operatoria durante la quale – secondo quanto trapelato – non sarebbero stati effettuati esami del sangue o un elettrocardiogramma approfondito, limitandosi a una visita di controllo.
Il vuoto lasciato dall’assenza di risposte ufficiali
Se la Procura di Padova ha aperto un fascicolo e disposto il sequestro delle cartelle cliniche per fare piena luce sull’operazione – che avrebbe dovuto risolvere una lesione al plesso brachiale destro risalente alla nascita e già trattata senza successo in Egitto quando Adam aveva sei mesi – la manifestazione di ieri ha messo in luce un altro aspetto altrettanto doloroso per i parenti della vittima. Per tre ore, i manifestanti sono rimasti davanti ai cancelli dell’ospedale rodigino senza che nessuna voce ufficiale uscisse a confrontarsi con loro: nessun dirigente dell’Ulss 5 Polesana, nessun primario, nessun rappresentante dell’azienda sanitaria si è affacciato per fornire spiegazioni o anche solo per ascoltare il grido di dolore della folla. Questo muro di gomma, percepito come una mancanza di rispetto da parte dei presenti, ha alimentato ulteriormente la rabbia, culminata in un momento di forte apprensione quando il padre del bambino ha accusato un malore, dovendosi sedere su una panchina prima di riprendersi e urlare la sua disperazione a gran voce.
L’intervento della Regione e il cordoglio formale
Mentre la comunità egiziana si stringeva attorno alla famiglia – composta da altri quattro figli e originaria di Fidenza – anche le istituzioni hanno iniziato a muovere i primi passi, seppur sul piano formale. La Regione Veneto ha disposto l’invio di ispettori in ospedale, un atto dovuto per fare chiarezza su quanto accaduto, mentre la direzione della stessa Ulss 5 ha espresso cordoglio e offerto supporto psicologico ai congiunti. Resta il fatto, però, che l’intervento al braccio – che avrebbe dovuto migliorare la mobilità di un bambino che i parenti descrivono come “sorridente e felice” prima di entrare in sala operatoria – si è trasformato in una tragedia inspiegabile, e solo il lavoro dei consulenti tecnici potrà stabilire se vi siano state responsabilità o criticità nelle procedure di rianimazione e trasferimento.




