Morbillo, in Italia 485 casi da inizio anno: uno su tre ha avuto complicanze

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il morbillo, malattia infettiva che si credeva confinata in un passato remoto grazie a un vaccino tra i più efficaci, continua invece a rappresentare una minaccia concreta per la salute pubblica, come documentano, senza lasciare spazio a interpretazioni ottimistiche, i numeri dell’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità. Dallo scorso primo gennaio al trenta novembre, infatti, il sistema nazionale di sorveglianza ha registrato complessivamente quattrocentottantacinque contagi, un dato che include anche le dodici nuove notifiche pervenute nel solo mese di novembre, a dimostrazione di una circolazione virale persistente e tutt’altro che sporadica. La situazione, per quanto non paragonabile ai picchi epidemici degli anni scorsi, rimane dunque critica e sottopone a una costante pressione il servizio sanitario, chiamato a gestire casi che, in una proporzione significativa, evolvono verso esiti clinici severi.

Una distribuzione geografica disomogenea

Analizzando la mappa dei contagi, che si sono verificati in venti Regioni differenti, emerge con chiarezza una concentrazione territoriale marcata e preoccupante. Quasi due terzi del totale, per la precisione il 64.3 per cento, si sono concentrati in sole cinque aree del paese: la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Lazio, la Calabria e la Sicilia rappresentano dunque i poli principali dell’infezione, evidenziando come le dinamiche di diffusione del virus siano strettamente legate, tra le altre cose, ai differenti tassi di copertura vaccinale raggiunti localmente. Questa disomogeneità, del resto, rispecchia un fenomeno globale, sul quale l’Organizzazione mondiale della sanità ha più volte richiamato l’attenzione, ricordando come nel 2024 le vittime stimate per il morbillo siano state circa novantacinquemila, un tributo pesantissimo pagato in larga parte da bambini con meno di cinque anni di età.

Il peso clinico delle complicanze

Il dato forse più allarmante contenuto nel report periodico “Morbillo & Rosolia News” riguarda la gravità con cui l’infezione si manifesta in una fetta consistente dei pazienti. Circa un caso su tre, infatti, ha sviluppato almeno una complicanza, spaziando dalle polmoniti alle encefaliti, dall’otite media a severe forme di diarrea disidratante, condizioni che richiedono spesso il ricovero in ospedale e che possono lasciare strascichi permanenti sulla salute degli individui colpiti. Tale evidenza smonta qualsiasi retorica sulla benignità della malattia e rafforza, al contrario, la necessità di considerare il morbillo una patologia potenzialmente devastante, la cui prevenzione attraverso la vaccinazione rappresenta non solo un diritto individuale ma un preciso dovere di solidarietà collettiva, volto a proteggere i soggetti più fragili e quelli che, per motivi immunitari, non possono ricevere il vaccino stesso.

La vaccinazione come unica barriera efficace

La disponibilità di un presidio sicuro ed estremamente efficace, qual è il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia, rende ancor più paradossale la circolazione del virus, che trova terreno fertile soprattutto tra gli individui suscettibili, ovvero coloro che non sono mai stati vaccinati o che non hanno completato il ciclo di due dosi raccomandato. L’immunizzazione, la cui copertura ottimale dovrebbe superare il novantacinque per cento della popolazione per garantire l’effetto gregge, rappresenta quindi l’unica barriera realmente in grado di interrompere la catena di trasmissione e di impedire il riaffiorare di focolai estesi, che rischiano di vanificare i progressi compiuti in decenni di campagne di profilassi. I continui richiami delle autorità sanitarie, perciò, si scontrano con una realtà fatta di esitazione vaccinale e di disinformazione, ostacoli non banali da superare per riportare l’incidenza della malattia a livelli prossimi allo zero.

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