Oro, nuovo balzo dopo i dati Usa: il prezzo supera i 4.370 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il metallo prezioso torna a splendere sui mercati internazionali, mettendo a segno un deciso scatto al rialzo che ha riportato le quotazioni sui livelli che non si vedevano da metà giugno. La spinta è arrivata dagli ultimi dati sul mercato del lavoro statunitense, risultati peggiori del previsto e capaci di ridimensionare le attese su una Federal Reserve più aggressiva sul fronte dei tassi d'interesse.

L'oro, che da sempre gioca la carta del bene rifugio per eccellenza, ha così approfittato del clima di incertezza per riguadagnare terreno, anche se il percorso resta in salita dopo i record storici toccati all'inizio dell'anno.

I dati sul lavoro Usa accendono la miccia

La scintilla che ha innescato il rally è stata la pubblicazione delle non-farm payrolls di luglio, che hanno mostrato una contrazione inattesa degli occupati, accompagnata da una revisione al ribasso delle assunzioni dei due mesi precedenti. Un quadro che dipinge un mercato del lavoro più debole di quanto stimato fino a poco tempo fa, e che di conseguenza allontana lo spettro di un inasprimento della politica monetaria da parte della banca centrale americana.

Per l'oro, che non paga cedole né interessi, un contesto di tassi stabili o in discesa è come una boccata d'ossigeno, perché riduce il costo-opportunità di detenere il metallo giallo rispetto ad attività finanziarie più redditizie. Il mercato ha reagito di conseguenza, con un'impennata che ha portato il prezzo spot fino a un progresso del 3,1%, toccando quota 4.371,93 dollari l'oncia.

La lezione dei massimi storici e la volatilità da non sottovalutare

Il balzo di questi giorni riporta l'oro sotto i riflettori, ma è bene ricordare che il 2026 è stato fin qui un anno dai due volti per il metallo prezioso. Lo scorso febbraio, in piena escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, il prezzo aveva sfondato il tetto dei 5.600 dollari, toccando un record storico di 5.626,80 dollari l'oncia con un guadagno del 70% in dodici mesi.

Poi, il 23 marzo, è arrivata la doccia fredda: una perdita di oltre il 10% in poche ore, che ha dato il via a una correzione mensile del 20% e a una fase di consolidamento che ha portato il prezzo più volte a sfiorare quota 4.000 dollari. Una volatilità che, secondo i dati di lungo periodo, si attesta intorno al 22-25% annuo, un valore persino superiore a quello dei mercati azionari, a smentire l'idea che l'oro sia un investimento tranquillo e privo di scossoni.

I tre errori da evitare per chi vuole investire

La storia recente dell'oro insegna che comprare sull'onda dell'entusiasmo, magari dopo un rally come quello di questi giorni, è spesso la scelta più sbagliata. Acquistare il metallo giallo senza una strategia, magari investendo tutti i propri risparmi nella convinzione che sia un porto sicuro a prova di bomba, trasforma un'opportunità di diversificazione in un azzardo. Tra gli errori più comuni c'è anche quello di accumulare lingotti o monete senza un piano di vendita o di gestione del rischio, come se l'oro fosse una sorta di salvadanaio che cresce da solo.

In realtà, l'oro è un asset che dà il meglio di sé quando viene inserito come quota minoritaria di un portafoglio già diversificato, tipicamente in una misura che secondo gli studi non dovrebbe superare il 5-15% del totale, per aiutare a reggere meglio nei momenti di turbolenza dei mercati.

Il contesto: deflussi dagli ETF e scenari incerti

A complicare il quadro ci sono anche i movimenti dei grandi investitori istituzionali. Secondo i dati del World Gold Council, a maggio gli ETF globali sull'oro fisico hanno registrato deflussi netti per 2 miliardi di dollari, con l'Asia che ha segnato il primo deflusso netto mensile da agosto 2025 e il Nord America che ha continuato a perdere terreno. Segnali contrastanti che confermano come il sentiment sia cambiato rispetto ai primi mesi dell'anno, quando l'oro sembrava inarrestabile. Intesa Sanpaolo, in una recente analisi, prevede un consolidamento tra 3.800 e 5.200 dollari nel corso del 2026, con una media di 4.200 dollari nel terzo e quarto trimestre, per poi scendere a 4.200 dollari nel 2027 prima di tornare a registrare nuovi record negli anni successivi. Un'indicazione che invita alla prudenza, suggerendo che il recupero di questi giorni, per quanto significativo, potrebbe essere più un rimbalzo che l'inizio di una nuova corsa.

La rottura della resistenza e del triangolo simmetrico che comprimeva il prezzo da settimane è certamente un segnale tecnico positivo, ma lascia il metallo prezioso ancora circa un 24% sotto il record di febbraio, e quindi non può essere considerata un nuovo massimo, ma appunto un recupero.

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