Le borse europee affondano sui timori di guerra, il balzo del petrolio supera i 120 dollari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ultima seduta della settimana, vale a dire quella del 30 aprile, si è trasformata in una vera e propria débâcle per i principali listini del Vecchio Continente: un rosso diffuso che non lascia scampo, alimentato da quella che ormai appare come l’inevitabile escalation militare tra Stati Uniti e Iran. Le speranze di una soluzione diplomatica, già fragili, si sono ridotte a un lumicino dopo che il presidente Trump, che siede alla Casa Bianca da più di un anno ormai, ha annunciato di voler valutare nuove opzioni belliche proposte dal comandante del CENTCOM, Brad Cooper. A Milano il Ftse Mib cede l’1,12%, Parigi arretra dell’1,07%, Francoforte perde lo 0,59%, mentre Londra regge appena (-0,03%) quasi immobile. Pesa su tutti, come una scure, la prospettiva di una chiusura prolungata dello stretto di Hormuz, quel passaggio obbligato per il greggio che, se interdetto, farebbe letteralmente impennare i costi energetici globali.

Il greggio vola ai massimi dal 2022, il Brent tocca i 126 dollari

La reazione dei mercati energetici non si è fatta attendere, anzi, ha amplificato la tensione. Il Brent – il riferimento per le importazioni europee – ha toccato i 126 dollari al barile, segnando un +6,8% che riporta la quotazione ai livelli più alti dallo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022; al momento dello scritto, comunque, la corsa si è leggermente attenuata attestandosi intorno ai 122 dollari. Un balzo che si spiega con i timori concreti di un conflitto aperto: se gli Stati Uniti dovessero passare dalle parole ai fatti, Teheran potrebbe reagire chiudendo di fatto lo stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il gas, sulla stessa scia, ne ha approfittato per incrementare ulteriormente i propri rialzi, in una dinamica che ricorda tristemente quella del 2022, quando le forniture russe vennero progressivamente tagliate.

A Milano crolla Stellantis, mentre i titoli oil corrono

Piazza Affari, in particolare, ha pagato un prezzo salato: il tonfo di Stellantis, sprofondata del 3,67% (dato diffuso dal Sole 24 Ore Radiocor), ha trascinato giù l’intero listino milanese che complessivamente ha perso l’1,2%. Un movimento, questo, piuttosto netto: da una parte i titoli automobilistici vengono puniti perché altamente esposti ai costi dell’energia e a possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento, dall’altra si assiste alla consueta fiammata dei titoli oil. Le società petrolifere, lo si legge nelle agenzie come Teleborsa, hanno beneficiato immediatamente del rally del greggio: Eni, Saipem e le altre hanno messo a segno guadagni consistenti, cavalcando l’onda di un Brent che non accenna a rallentare.

Attesa per la decisione di Trump, l’Europa chiude in rosso prima delle festività

Domani, primo maggio, molte borse europee – insieme a quelle cinesi – resteranno chiuse per le festività, e questo ha forse accentuato le vendite nell’ultimo giorno utile della settimana. L’attenzione, ora, è tutta concentrata sulle mosse di Washington: il presidente Trump valuterà durante la giornata le opzioni presentategli dal comandante del CENTCOM, e ogni indicazione, anche solo un’indiscrezione, potrebbe innescare nuove turbolenze. A Parigi il caffè è sceso dell’1,35%, a Francoforte dell’1%. L’euro, nel frattempo, continua a oscillare intorno a quota 1,08 sul dollaro, mentre l’oro tiene botta rifugiandosi sopra i 1.900 dollari l’oncia. La pioggia di trimestrali arrivate in queste ore dalle aziende europee è passata quasi inosservata, oscurata dalla paura di un conflitto che nessuno, fino a qualche settimana fa, avrebbe immaginato così vicino.

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